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Posts Tagged ‘storia’

Sangue granata

Lapide del Grande Torino a Superga

Sessantaquattro anni, e una data che ogni fedele granata conosce a memoria. Per tutti gli altri, il 4 maggio 1949 è la data di un brutto episodio di cronaca, una tragedia aerea, un incidente che in un colpo solo annichilì il Grande Torino, la squadra che aveva dominato i campionati dell’immediato dopoguerra. Nello schianto contro la collina di Superga morirono i calciatori, di ritorno da una trasferta a Lisbona, ma anche dirigenti e giornalisti al seguito, oltre all’equipaggio. Il campionato, al quale mancavano solo quattro giornate da disputare, fu assegnato a tavolino al Torino, che pochi giorni prima, pareggiando con l’Inter, aveva comunque ipotecato il titolo; le restanti partite furono giocate dalle squadre “Ragazzi”, e videro quattro vittorie dei giovani granata. Leggi tutto…

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Memoria toponomastica – Speciale: Leonida Robbiano e Adriano Tournon

Riprendo questa rubrica della quale avevo decretato la fine per mancanza di interesse, perché in questi giorni la cronaca vercellese riporta due notizie legate proprio alla toponomastica. Procederò con ordine. Leggi tutto…

Lapalissiano

10 gennaio, 2013 4 commenti
È ovvio!

Ricordo che quand’ero piccolo qualcuno mi disse che “lapalissiano” deriva dal nome di un filosofo greco, un certo Lapalisse, che diceva cose talmente evidenti che il suo stesso nome divenne sinonimo di ovvietà. So riconoscere la verosimiglianza quando la vedo, e bisogna dire che Lapalisse sembra proprio il nome di un seguace di Anassimene, un po’ come ci sta che Pdor sia figlio di Khmer. Per fortuna, tuttavia, questa etimologia così deludentemente noiosa è falsa: si vede che da piccolo facevo troppe domande difficili, e ogni tanto a qualcuno coglieva la sacrosanta voglia di farmi stare zitto. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Voglio raccontare invece la vera origine del termine “lapalissiano”. In realtà se sia quella vera al cento per cento non lo so; esistono alcune versioni che si distinguono per alcuni dettagli minori; vorrete perdonarmi se ne scelgo una, quella più interessante. Leggi tutto…

Scar, il più politico dei cattivi cartoon

3 gennaio, 2013 1 commento

Prodotto nel 1994, Il Re Leone fu uno dei più grandi successi di Disney. Considerato uno dei migliori film a cartoni animati mai realizzati, i suoi risultati al botteghino lo piazzano al vertice di uno dei periodi più apprezzati della produzione disneyana, il cosiddetto Rinascimento disneyano. Quasi tutti gli aspetti del film ne confermano l’ottima reputazione: l’animazione disegnata a mano è supportata dalla grafica computerizzata, e la colonna sonora porta le firme di Elton John e Tim Rice. Per la prima volta nella sua storia, Walt Disney Pictures ha prodotto un film d’animazione basato su una storia originale; tuttavia sia i critici sia gli stessi sceneggiatori indicano diverse influenze e ispirazioni, tra le quali le storie bibliche di Giuseppe e di Mosè e l’Amleto di Shakespeare.

Nonostante la storia di Simba si distacchi ampiamente da quella del principe di Danimarca, esse sono accomunate da un comune antagonista: lo zio usurpatore del trono. Scar e Claudio uccidono il re loro fratello, e cercano di manipolare il nipote per ottenere un doppio fine: rimanere impuniti per il delitto, e regnare indisturbati soverchiando le regole di successione.

Voglio soffermarmi un po’ sul personaggio di Scar. Spesso il “cattivo” di una storia è poco più di un espediente narrativo previsto necessariamente dallo schema di Propp; non è infrequente incontrare antagonisti che sono delle vere e proprie macchiette, e questo è ancora più vero nelle storie per bambini e ragazzi. Ecco dunque che negli adattamenti Disney la matrigna di Cenerentola e la strega di Biancaneve diventano figure malvagie senza giustificazione né motivazione, che ostacolano il protagonista spinte da istinti gretti e piatti, artificiosi, in modo che nessuno nel pubblico possa identificarsi con loro.

A Scar, invece, è stato riservato un trattamento un po’ diverso. Leggi tutto…

Andrea D’Oria, ammiraglio – Memoria toponomastica #4

Andrea Doria (o D'Oria)
Foto tratta da Wikipedia

La scelta dell’ammiraglio Andrea Doria (o D’Oria) per questo numero di “Memoria toponomastica” è legata ad una particolarità di questo nome a cui siamo così abituati. Ma partiamo dall’inizio, cioè dalla famiglia Doria di cui l’ammiraglio genovese fu il più famoso esponente.

Di origine probabilmente borghese, la famiglia Doria riuscì ad ottenere potere e visibilità grazie all’impegno politico nella Repubblica di Genova. Essi furono signori di Loano, un feudo ottenuto da Oberto Doria, che visse nella seconda metà del XIII secolo. Suo fratello Lamba, pochi anni più tardi, al comando della flotta genovese sconfisse i veneziani nella battaglia di Curzola, e in segno di riconoscenza fu nominato marchese; i suoi discendenti cambiarono persino il loro cognome in Doria Lamba.

Dal ramo di Oneglia nacque invece Andrea, che, iniziata la carriera militare in marina in età non più giovane, riuscì a costruirsi presto un’ottima reputazione, prendendo parte a numerose campagne militari in qualità di condottiero e capitano di ventura. Grazie ad accorte alleanze, riuscì a restituire a Genova (allora sotto il dominio francese) l’agognata indipendenza, e anzi ne espanse l’influenza sopra le città rivali della Liguria.

La famiglia continuò ad essere protagonista delle vicende genovesi, e amministrò possedimenti in tutto il nord Italia e oltre. È curioso notare come ancora oggi Genova sia guidata da un Doria: Marco Doria (che studiò al liceo ginnasio che porta il nome del suo antenato Andrea) è infatti sindaco dal maggio del 2012.

Ad Andrea (ma anche ad alcuni altri esponenti della famiglia) sono dedicate vie, piazze, scuole e persino navi: la più nota di esse, considerata uno dei più sfarzosi transatlantici dell’epoca, affondò nel 1956 dopo lo scontro con una nave svedese.

Proprio una delle vie dedicate all’ammiraglio genovese mi ha permesso di scoprire un’interessante curiosità. A Ciriè, in provincia di Torino, esiste una via chiamata “via Andrea D’Oria“, a poca distanza da una “piazza D’Oria”. Inizialmente avevo pensato ad un errore di trascrizione del nome, oppure che si riferisse ad un più oscuro personaggio di fama locale. In realtà, la famiglia Doria si chiamava più correttamente D’Oria, e adottò la grafia contratta in un secondo momento. Come ho già detto, la dinastia non aveva origini nobili o cavalleresche, ed era quasi certamente priva di alcun legame con il mondo feudale. Quando i D’Oria acquistarono influenza e potere, cercarono di nobilitare le proprie radici, diffondendo la leggenda di un Arduino, visconte di Narbona, il quale, di passaggio a Genova, si ammalò, e fu ospitato e curato da una vedova. In quei giorni, il visconte si innamorò della figlia, Orietta o Oria, e da lei ebbe un figlio, Ansaldo, che, secondo l’uso del tempo fu detto “figlio d’Oria”.

Concludo rispondendo ad una domanda molto precisa che mi è stata posta: no, l’azienda Doria che da più di cinquant’anni produce i biscotti Bucaneve non c’entra niente con gli ammiragli liguri. Fu fondata da Ugo Zanin nella provincia di Treviso, e oggi è controllata dalla veronese Bauli. L’ammiraglio Andrea e i suoi concittadini non sarebbero stati contenti di questa promiscuità con gli odiati rivali veneziani…

Eusebio Bava, generale – Memoria toponomastica #3

Eusebio Bava
Foto tratta da Wikipedia

Il Generale Eusebio Bava viene ricordato a Vercelli, sua città natale, con una piccola via pedonale e con un monumento in piazza Cugnolio, sul retro del Liceo Scientifico, ma soprattutto di fronte alla ex caserma Garrone. Bava fu il comandante in capo dell’esercito sabaudo durante la Prima Guerra d’Indipendenza, nel 1848, e si è indubbiamente meritato un posto nei libri di storia.

Figlio di un orologiaio, Bava studiò alla Scuola Militare, ma presto la abbandonò per recarsi in Spagna a combattere nelle guerre napoleoniche. Prigioniero in Inghilterra, riuscì a fuggire e a tornare in Spagna, distinguendosi per il suo valore e le sue capacità a tal punto da essere nominato per la Legion d’Onore. Dopo la caduta di Napoleone tornò in Piemonte insieme ai soldati che comandava, e fu accolto da Vittorio Emanuele I che mirava a ricostruire l’indebolito esercito del Regno di Sardegna.

La sua fama è però indubbiamente legata alle vicende della guerra del 1848. Re Carlo Alberto lo pose a comando di un esercito che da troppo tempo non combatteva, se non per sedare le ribellioni e le insurrezioni civili del 1821. Bava, che si riteneva castrato dalla mancanza di un effettivo potere decisionale e dai limiti oggettivi della cultura bellica piemontese, riuscì comunque a condurre gli attacchi vittoriosi sul Mincio, prendendo Peschiera e giungendo fino alle porte di Verona e di Mantova. Egli mancò tuttavia di portare l’affondo incisivo e definitivo che pure il feldmaresciallo Radetzky temeva, e questi ebbe il tempo di riprendersi e ricacciare i piemontesi oltre il Ticino.

Il Re, che per tutta la durata della guerra aveva mantenuto un atteggiamento ambiguo e incerto riguardo alla direzione dell’esercito (che tenne un po’ per sé, affidò prima a Bava, poi al ministro Franzini, poi informalmente a Bava, infine di nuovo a se stesso), dopo l’armistizio chiese ai generali di presentare al Parlamento e ai Ministri una relazione sull’andamento della campagna. Bava, uomo indubbiamente di grande competenza e carattere, non esitò a scrivere una puntuale critica del modo di condurre le operazioni e della indegna preparazione dell’esercito ad ogni livello. La commissione ministeriale, viste le accuse esplicite al sovrano, rispose attribuendo al generale le colpe del fallimento, ed egli per tutta risposta diede alle stampe la sua relazione, con tanto di documenti allegati. Leggi tutto…

Ida Caciagli, medico – Memoria toponomastica #2

23 maggio, 2012 1 commento
Ida Caciagli
Immagine da Openstreetmap

Questa volta parliamo di Ida Caciagli. Ammetto di conoscere questo nome solo grazie ad OSM: a Vercelli sorge una via a lei dedicata, e, da quello che so, è l’unico riconoscimento toponomastico di questo medico vercellese.

Fu in un certo senso la Montessori di Vercelli: laureatasi in Medicina in un’epoca in cui non molte donne riuscivano a frequentare l’università (anche grazie all’intervento di un altro illustre vercellese… che scoprirete dopo), si dedicò alla cura delle patologie genitali e urinarie, tra le prime in Italia in questo campo. Lascerò che a raccontare ulteriori dettagli sia un articolo di Piemonte Oggi, segnalato su Facebook da Rosa Lena Forte, che riporto qua sotto. Leggi tutto…

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