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Posts Tagged ‘Pink Floyd’

È morto Alan Styles

Alan Styles, storico roadie dei Pink Floyd, è morto ieri, 8 dicembre, in un ospedale statunitense: ne dà notizia Brain Damage.

Alan, che era originario di Cambridge, era famoso al grande pubblico per essere apparso sulla copertina di Ummagamma circondato dall’impressionante attrezzatura della band inglese, che curava durante le esibizioni dal vivo. Inoltre, fu la voce narrante nel brano Alan’s Psychedelic Breakfast, di cui avevo già parlato in un altro articolo. E proprio ricordando quanto detto allora, direi che la memoria di Alan rimarrà sempre viva, almeno finché non ci ricorderemo di togliere la puntina del giradischi da quell’ultimo, infinito solco del vinile di Atom Heart Mother.

(Sono cosciente del fatto che ho scritto due volte il suo cognome in due modi diversi. Lo si trova scritto in entrambi i modi; qui mi sono attenuto all’ultima fonte citata. Chi sa qual è la grafia giusta, me lo segnali pure nei commenti; sarebbe bello ricordarlo col suo nome vero.)

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L’infinita colazione di Alan, un giorno della sua vita

3 maggio, 2011 1 commento

Cari vecchi dischi di vinile. Grossi piatti di plastica dura con una spirale incisa. La puntina del giradischi iniziava il suo viaggio dal bordo esterno e, guidata dal solco, andava poco per volta verso il centro. Era il disco che guidava la puntina, non il contrario; tant’è che i graffi sul disco erano l’incubo di qualunque appassionato: la puntina si lasciava distrarre e la canzone non andava avanti.

Roba che quando Sony nel 1984 ha inventato il CD con lettore ottico hanno dovuto farlo al contrario: la rivoluzione era, appunto, che non c’era più contatto meccanico, e quindi niente più fruscio, niente più rischio di dischi rovinati, e in buona sostanza più qualità. Gente che aveva avuto fior fior di tecnici del suono, come ad esempio dei ragazzi inglesi noti come “i Beatles”, quando mise le proprie canzoni su CD scoprì gli errori. Per dirne una, in A Day in the Life (dall’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts’ Club Band) si voleva creare l’effetto di prolungare una nota fino alla dissolvenza completa del suono, e per farlo si fece suonare lo stesso accordo di mi su tre pianoforti a coda, registrandoli a volume sempre più alto man mano che il suono si attenuava. Beh, quando l’album è stato rimasterizzato su CD ci si è accorti che il suono era, in realtà, ancora udibile alla fine della registrazione.

Però la testina che sceglieva dove andare aveva un problema “filosofico”: era il lettore a decidere il ritmo dell’incisione, e non il disco. Sembra normale, e lo è, quando si parla di registrazioni normali. Quando si parla di Beatles e di Pink Floyd, non si parla di registrazioni normali. Anche perché parliamo dello studio di Abbey Road e di due grandi come George Martin e Alan Parson. Leggi tutto…

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