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Galileo Ferraris, scienziato – Memoria toponomastica #1

16 maggio, 2012 1 commento
Galileo Ferraris
Foto tratta da Wikipedia

Inauguro la rubrica “Memoria toponomastica” con un pezzo da novanta. Con uno talmente importante che non solo ha una pagina su Wikipedia, ma addirittura il corso che a Torino porta il suo nome ha a sua una volta una pagina su Wikipedia. Il suo nome campeggia in una piazza a Firenze e in vie a Cagliari, Vercelli, Reggio Emilia, Novara, Udine, Pordenone, e poi ancora Fano, Riccione, Schio e San Germano Vercellese. Innumerevoli licei scientifici e istituti tecnici in tutta Italia portano il suo nome, così come l’Istituto Elettrotecnico Nazionale, oggi confluito nell’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica. Della serie “ultimo ma non ultimo”, il suo paese natale, in provincia di Vercelli, si chiamava un tempo Livorno Piemonte, per distinguerlo dalla più grande Livorno in Toscana, ma dal 1925 è diventato Livorno Ferraris.

Stiamo parlando di Galileo Ferraris, scienziato piemontese della seconda metà dell’Ottocento, i cui meriti sono riassunti su Wikipedia con la frase “scopritore del campo magnetico rotante e ideatore del motore elettrico in corrente alternata”. Le sue ricerche sulla corrente alternata, pubblicate prima di quelle di Nikola Tesla, portarono a tutti gli sviluppi tecnici e industriali che sono ancora oggi alla base del trasporto e della produzione dell’energia elettrica e della sua trasformazione in energia meccanica.

In particolare, egli fu il primo a dimostrare sperimentalmente che tre bobine (statori), alimentate con correnti di uguale frequenza e sfasate di 120° l’una con l’altra, posizionate su una circonferenza a distanza di 120° l’una dall’altra, producono un campo magnetico rotante in grado di muovere un avvolgimento (rotore) posto nel centro.

Curiosamente, Ferraris (che portava il nome di uno dei più grandi scienziati di tutti i tempi) si era laureato a Torino in ingegneria civile, e curò gli studi della nascente branca dell’elettromagnetismo come assistente di fisica tecnica. Fondò una scuola di elettrotecnica, la prima in Italia, e si dedicò attivamente anche agli studi sull’ottica, anche in virtù dello stretto legame tra ottica ed elettromagnetismo (che all’epoca non era ancora tuttavia stato completamente chiarito).

I suoi meriti scientifici travalicarono i confini nazionali, e gli valsero riconoscimenti ufficiali persino negli Imperi di Prussia e di Austria-Ungheria. Insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Corona d’Italia, ricevette addirittura il grado di Ufficiale del prestigioso Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Nominato senatore del Regno, morì tre soli mesi dopo di polmonite; è curioso notare che anche il suo più famoso conterraneo Cavour (nato a pochi kilometri da Livorno) morì dopo soli tre mesi da Primo Ministro del Regno d’Italia.

Benché poco noto al grande pubblico, gli ambienti scientifici sono stati prodighi di riconoscimenti allo scienziato vercellese. È un peccato che molti vercellesi lo mettano in secondo piano rispetto al più conosciuto conte Amedeo Avogadro; Ferraris fu infatti un grande pioniere in campi che oggi stanno “tornando di moda”.

A Ferraris sono stati intitolati tantissimi impianti industriali (ricordiamo la centrale elettrica nel Comune di Livorno Ferraris), istituti di ricerca, di istruzione; se qualcuno di voi ne conosce qualcuno sparso in Piemonte, in Italia o nel mondo, me lo segnali nei commenti, e sarò lieto di aggiungerlo alla lista.

Il marciapiedi che produce energia elettrica

Illustration: Different types of renewable energy.

Da Wikipedia

Altro che solare: l’energia che più viene spesa su questo pianeta è l’energia cinetica. Lo sapevano i ciclisti di qualche decennio fa, che attaccavano la dinamo per accendere il fanale (oggi sono solo più a pile); lo sanno (e vorrebbero non saperlo) i team di Formula 1 che installano il KERS sulle loro vetture. Risultati un po’ migliori e meno invasivi li ha ottenuti una società francese, che ha realizzato un marciapiedi in grado di immagazzinare l’energia prodotta dal calpestio dei passanti (fonte; ringrazio Luigi per la segnalazione). Questa energia è sufficiente ad alimentare un lampione che illumina il marciapiedi… che, combinazione, è stato installato davanti alla sede del Parlamento Europeo a Bruxelles.

Che dire? Accendere un lampione non sembra un grosso successo, tanto più che, a quanto pare, la luce è prodotta anche dall’energia proveniente da alcuni pannelli solari. Bisogna considerare, però, che l’illuminazione viene fornita anche quando non c’è calpestio, e inoltre la produzione di energia immagazzinabile avviene senza alcun ulteriore sforzo da parte dei passanti (chi ha usato la dinamo sa che non era così!). Potrebbe essere una soluzione per applicazioni particolari, di certo non è una vera e propria fonte alternativa.

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