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Posts Tagged ‘curiosità’

Memoria toponomastica – Speciale: Leonida Robbiano e Adriano Tournon

Riprendo questa rubrica della quale avevo decretato la fine per mancanza di interesse, perché in questi giorni la cronaca vercellese riporta due notizie legate proprio alla toponomastica. Procederò con ordine. Leggi tutto…

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Repost del Lunedì #1 – Nosferatuswan: un altro colpo di genio

Inauguro oggi questa “rubrica” intitolata “Il Repost del Lunedì”. La userò per condividere con voi contenuti interessanti che hanno stuzzicato la mia curiosità.

Per questa prima volta, vi presento un post del blog di Pega. Pega, che avevo già citato tempo addietro, è un ottimo fotografo, e scrive con regolarità su uno dei miei hobby preferiti: la fotografia. “Nosferatuswan” è il titolo di un’immagine di Fulvio Petri detto Sharkoman; Pega ci esprime il suo punto di vista su questa immagine, che ribalta l’immagine ideale del cigno aggraziato con un semplice espediente tecnico. Buona lettura!

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Lapalissiano

10 gennaio, 2013 4 commenti
È ovvio!

Ricordo che quand’ero piccolo qualcuno mi disse che “lapalissiano” deriva dal nome di un filosofo greco, un certo Lapalisse, che diceva cose talmente evidenti che il suo stesso nome divenne sinonimo di ovvietà. So riconoscere la verosimiglianza quando la vedo, e bisogna dire che Lapalisse sembra proprio il nome di un seguace di Anassimene, un po’ come ci sta che Pdor sia figlio di Khmer. Per fortuna, tuttavia, questa etimologia così deludentemente noiosa è falsa: si vede che da piccolo facevo troppe domande difficili, e ogni tanto a qualcuno coglieva la sacrosanta voglia di farmi stare zitto. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Voglio raccontare invece la vera origine del termine “lapalissiano”. In realtà se sia quella vera al cento per cento non lo so; esistono alcune versioni che si distinguono per alcuni dettagli minori; vorrete perdonarmi se ne scelgo una, quella più interessante. Leggi tutto…

Andrea D’Oria, ammiraglio – Memoria toponomastica #4

Andrea Doria (o D'Oria)
Foto tratta da Wikipedia

La scelta dell’ammiraglio Andrea Doria (o D’Oria) per questo numero di “Memoria toponomastica” è legata ad una particolarità di questo nome a cui siamo così abituati. Ma partiamo dall’inizio, cioè dalla famiglia Doria di cui l’ammiraglio genovese fu il più famoso esponente.

Di origine probabilmente borghese, la famiglia Doria riuscì ad ottenere potere e visibilità grazie all’impegno politico nella Repubblica di Genova. Essi furono signori di Loano, un feudo ottenuto da Oberto Doria, che visse nella seconda metà del XIII secolo. Suo fratello Lamba, pochi anni più tardi, al comando della flotta genovese sconfisse i veneziani nella battaglia di Curzola, e in segno di riconoscenza fu nominato marchese; i suoi discendenti cambiarono persino il loro cognome in Doria Lamba.

Dal ramo di Oneglia nacque invece Andrea, che, iniziata la carriera militare in marina in età non più giovane, riuscì a costruirsi presto un’ottima reputazione, prendendo parte a numerose campagne militari in qualità di condottiero e capitano di ventura. Grazie ad accorte alleanze, riuscì a restituire a Genova (allora sotto il dominio francese) l’agognata indipendenza, e anzi ne espanse l’influenza sopra le città rivali della Liguria.

La famiglia continuò ad essere protagonista delle vicende genovesi, e amministrò possedimenti in tutto il nord Italia e oltre. È curioso notare come ancora oggi Genova sia guidata da un Doria: Marco Doria (che studiò al liceo ginnasio che porta il nome del suo antenato Andrea) è infatti sindaco dal maggio del 2012.

Ad Andrea (ma anche ad alcuni altri esponenti della famiglia) sono dedicate vie, piazze, scuole e persino navi: la più nota di esse, considerata uno dei più sfarzosi transatlantici dell’epoca, affondò nel 1956 dopo lo scontro con una nave svedese.

Proprio una delle vie dedicate all’ammiraglio genovese mi ha permesso di scoprire un’interessante curiosità. A Ciriè, in provincia di Torino, esiste una via chiamata “via Andrea D’Oria“, a poca distanza da una “piazza D’Oria”. Inizialmente avevo pensato ad un errore di trascrizione del nome, oppure che si riferisse ad un più oscuro personaggio di fama locale. In realtà, la famiglia Doria si chiamava più correttamente D’Oria, e adottò la grafia contratta in un secondo momento. Come ho già detto, la dinastia non aveva origini nobili o cavalleresche, ed era quasi certamente priva di alcun legame con il mondo feudale. Quando i D’Oria acquistarono influenza e potere, cercarono di nobilitare le proprie radici, diffondendo la leggenda di un Arduino, visconte di Narbona, il quale, di passaggio a Genova, si ammalò, e fu ospitato e curato da una vedova. In quei giorni, il visconte si innamorò della figlia, Orietta o Oria, e da lei ebbe un figlio, Ansaldo, che, secondo l’uso del tempo fu detto “figlio d’Oria”.

Concludo rispondendo ad una domanda molto precisa che mi è stata posta: no, l’azienda Doria che da più di cinquant’anni produce i biscotti Bucaneve non c’entra niente con gli ammiragli liguri. Fu fondata da Ugo Zanin nella provincia di Treviso, e oggi è controllata dalla veronese Bauli. L’ammiraglio Andrea e i suoi concittadini non sarebbero stati contenti di questa promiscuità con gli odiati rivali veneziani…

Mike, il pollo senza testa

C’è chi perde la testa ma continua a vivere come se niente fosse. Un pollo del Colorado ne sa qualcosa.

Il 10 settembre del 1945, un certo Lloyd Olsen preparò un bel pollo per una cena con ospiti. Dato che tra gli ospiti c’era la suocera, il buon Lloyd pensò di riservarle la sua parte preferita, il collo, decapitando con cura il povero pollo. Evidentemente, ci mise troppa cura: l’ascia mancò la giugulare, e, pur avendo staccato quasi tutta la testa, aveva lasciato praticamente intatto il tronco dell’encefalo. Che, combinazione, è giusto la parte del cervello che negli animali (compreso l’uomo) gestisce i movimenti, i sensi, gli istinti primordiali; non che un pollo abbia molto altro nella testa, sia chiaro. Fatto sta che il pollo Mike (non è chiaro se si chiamasse Mike già prima) non sanguinava, o almeno non abbastanza da morire, aveva perso il becco e gli occhi ma sapeva ancora muoversi e curare le funzioni vitali, e quindi in buona sostanza decise che non gliene fregava poi granché. Così Lloyd Olsen, qualche ora dopo, ritrovò Mike che scorrazzava per il pollaio e cercava di beccare del mangime da terra; con scarso successo, ma con tanta buona volontà.

No, sul serio. Mike, in quanto americano, assurse a simbolo della voglia di vivere e della ostinata volontà di quel popolo che non fa niente di normale. Il pollo stava bene, era in salute, anzi ingrassava sempre più. Veniva alimentato… normalmente, con chicchi di grano e acqua, solo che glieli davano con un contagocce direttamente nell’esofago aperto. Era “un pollo perfettamente sano e felice, a parte il fatto che non aveva la testa”. Mike andò in tournée per tutti gli Stati Uniti; fu valutato e assicurato per 10.000 dollari (parliamo della fine degli Anni Quaranta). Il Life e il Time si occuparono del suo caso; ovviamente si interessò anche il Guinness World Record. E proprio durante un viaggio, durante la notte Mike iniziò a soffocare, e poiché gli Olsen non riuscirono a trovare il suo contagocce per il povero pollo senza testa non fu possibile fare niente.

In tutto, Mike visse ben 18 mesi dopo essere stato decapitato. Ancora oggi, a Fruita, Colorado, il pollo senza testa viene ricordato il terzo weekend di maggio, in due giorni di feste ed eventi per famiglie.

La Legotron, ovvero: come riunire diversi nerdismi in un oggetto solo

Questo oggetto è meraviglioso. Sotto vari aspetti. È una macchina fotografica. Analogica – e neanche analogica a pellicola, ma a lastra. È artigianale e fai-da-te. È fatta di Lego. È open source (nel senso che sul sito ci sono tutte le istruzioni). Funziona, e pure bene (vedi la foto nel post originale).

Si chiama Legotron Mark I, e il suo creatore Cary Norton è talmente avanti che sta già sviluppando (senza giochi di parole) la seconda versione, Mark II. Per i dettagli vi rimando al post originale.

La Legotron Già altre volte ho avuto l'occasione di parlare di Lego e fotografia. Stavolta è perchè ho trovato il sito di un simpatico genio del fai-da-te, un certo Cary Norton, che ha progettato e  costruito una macchina fotografica grande formato usando i mattoncini Lego : la Legotron Mark I. Si tratta di una 4×5 che il fotografo ha assemblato aggiungendoci un'ottica acquistata su Ebay per 40$. Il sistema di messa a fuoco è semplicissimo e si basa sullo sc … Leggi tutto

da Pega's photography Blog

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