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Fotografia: creare o cogliere?

26 settembre, 2011 Lascia un commento

E così eccomi di nuovo qui a parlare di fotografia – neanche fossi un esperto… Ma mi piace pensare che, nel loro piccolo, le mie foto (almeno alcune) possano essere delle modeste opere d’arte. In fondo, quando scatto lo faccio seguendo, anche inconsciamente, una mia poetica (prendendo il termine in prestito dalla letteratura). A volte mi trovo a riflettere sul concetto di arte, in fotografia e oltre, e questo è uno di quei momenti.

Tutto nasce da un post di Pega. Vi invito a dare un’occhiata al suo blog, se vi interessate di fotografia; è ricco di spunti interessanti che vanno al di là delle pure considerazioni tecniche.

Nel post, Pega suggerisce di costruire la foto nella propria mente, di previsualizzarla, e poi di adoperarsi per realizzarla; questa è una tecnica usata da molti fotografi, e sono convinto che molte delle foto che hanno fatto storia siano state scattate in questo modo. Si tratta però, secondo me, di un approccio che rischia di diventare artificiale; se portato all’eccesso, si finisce per creare l’immagine, col risultato di riuscire a comunicare ciò che il fotografo aveva in mente (a seconda di quanto lo scatto “riesca”). Proprio in questo senso dico “artificiale”: la foto non è più sul soggetto, ma sull’idea (quasi platonica) concepita dal fotografo, che viene concretizzata in un oggetto rappresentato.

Personalmente, preferisco l’atteggiamento opposto, quello che nel post è definito “documentaristico”: uno scatto spontaneo, che nasce dall’emozione del momento e rappresenta la scena “così com’è”. In questo senso fotografare significa immortalare, rendere eterno l’attimo fuggente, far sì che lo stupore provato davanti al soggetto diventi ripetibile. In questo caso, il fotografo deve cogliere il soggetto. Ovviamente, nel farlo ci metterà del suo, anche solo per il fatto di aver scelto proprio quel momento invece di un altro, ma l’idea è che il soggetto, non il fotografo, sia al centro dello scatto.

Si tratta di una dicotomia presente da sempre nell’arte in senso lato. I valori sono cambiati nel corso del tempo, con l’alternarsi delle correnti di pensiero. In età augustea, i poeti latini dedicavano anni a raffinare con incessante labor limae i loro carmi, in cerca di quella singola sillaba che potesse arricchire un verso. Nell’Ottocento, al contrario, lo Sturm und Drang prima e il Romanticismo poi affermano il dominio dell’emozione e della follia sulla ragione e sulla regola, definendo quella che ancora oggi è l’immagine dell’artista come “genio e sregolatezza”, ispirato da una visione che sfugge alla logica, da un’allucinazione di origine più o meno naturale. Leggi tutto…

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