Silenzio

A volte certi discorsi nascono come una battuta, e poi invece finiscono per dar vita a interessanti riflessioni. Per me è capitato quando ho scoperto 4’33” di John Cage.

Ho conosciuto questa opera grazie ad una vignetta di XKCD:

XKCD - Silence

Non sapevo dell’esistenza di un’opera del genere, e sono lieto di essere “uno dei diecimila di oggi” – un riferimento ad un’altra vignetta che sostiene che ogni giorno ci sono diecimila persone che imparano qualcosa “che tutti sanno”. John Cage scrisse questo brano nel 1952, indicando che doveva essere eseguito in tre movimenti da qualunque strumento (o da una qualunque combinazione di strumenti). L’unica istruzione fornita all’esecutore è quella di tacere per quattro minuti e trentatré secondi. Leggi tutto…

Matematica applicata: logaritmi e sensazioni

È ormai una (brutta) tradizione quella di pensare che la matematica sia una collezione di teorie astratte. La sufficienza con cui gli studenti liquidano la materia ricorda da vicino la volpe della favola di Fedro: la matematica non servirebbe a niente nella “vita vera”, e poi basta dire che non la si capisce.

In realtà, trovo che la definizione più sensata che sia mai stata data della matematica sia quella di Galileo, che elevando l’aritmetica e l’algebra a dignità scientifica sosteneva che la matematica fosse “il linguaggio che Dio ha usato per scrivere il libro della natura”. Il rapporto, dal punto di vista della didattica, mi sembra bidirezionale: la matematica ci aiuta a capire perché il mondo funziona nel modo in cui funziona, e guardare più a fondo i meccanismi dei fenomeni ci permette di concretizzare e più facilmente comprendere i concetti matematici.

Proprio in quest’ottica di “doppio scambio” tra comprensione sperimentale e teorica, oggi voglio parlare di come la nostra sensibilità sia perlopiù logaritmica. Weber e Fechner hanno compiuto approfondite ricerche su questo aspetto della nostra percezione; io voglio limitarmi a mostrare alcuni esempi immediati. Leggi tutto…

Vincere facile? La martingala, il double-bet e i casinò

4 aprile, 2013 2 commenti
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Un noto spot recita “ti piace vincere facile?”, ma in realtà si riferisce a giochi d’azzardo che non offrono proprio grandi probabilità di vincita. Un giorno per curiosità ho scritto un programmino che simulava milioni di estrazioni del famoso Win for Life, il primo gratta e vinci a mettere in palio un premio a vitalizio invece che in un’unica soluzione: i risultati sono stati, come ci si poteva aspettare, scoraggianti, con una probabilità di vincere il vitalizio nell’ordine di dieci alla meno tanto.

Eppure, esistono alcuni giochi d’azzardo nei quali si può vincere facile, o quasi. Per capire come, ci può venire in aiuto la matematica; ma facciamo il gioco al contrario, e vediamo prima come funziona uno dei metodi sicuri per vincere: il double-bet. Ma attenzione: come vedremo, il trucco c’è… quindi prima di fiondarvi al bancomat assicuratevi di leggere fino in fondo, e di capire perché l’unica scommessa sicura è quella che non si fa! Leggi tutto…

Le tradizioni vercellesi della Settimana Santa: la Processione delle Macchine e il crocifisso del Duomo

28 marzo, 2013 5 commenti

Come sappiamo, l’Italia è terra di tradizioni e feste tipiche, molte delle quali legate ad eventi religiosi. Da nord a sud troviamo manifestazioni talvolta molto particolari in occasione di Natale, di Pasqua, senza contare le numerose ricorrenze liturgiche che cadono in primavera ed estate: la Pentecoste, il Corpus Domini e il giorno dell’Assunta sono spesso celebrati con processioni e riti che variano di paese in paese, di regione in regione.

Oggi voglio parlare di una di queste tradizioni, un po’ perché è poco nota al grande pubblico, un po’ perché è uno degli eventi tradizionali della mia Vercelli. Ogni anno, in occasione del Venerdì Santo si tiene una processione detta “delle Macchine”; non immaginatevi però un carosello di autovetture. Le Macchine infatti sono grandi complessi statuari lignei che vengono portati a spalla da gruppi di volontari. Ospitati durante l’anno in alcune chiese cittadine, i gruppi rappresentano alcune scene della Via Crucis, e vengono condotti in processione per il centro della città, momento culmine della funzione (non una Messa, essendo il Venerdì Santo!) celebrata dall’Arcivescovo nella basilica di Sant’Andrea. Leggi tutto…

Giuda, Andrew Lloyd Webber e la comunicazione di massa: i dubbi dell’uomo moderno in Jesus Christ Superstar

21 marzo, 2013 5 commenti

Jesus Christ Superstar è una delle opere di maggior successo di Andrew Lloyd Webber, uno che pure di successi ne ha fatti parecchi. Nata nel 1970 come rock opera, scritta con un paroliere del calibro di Tim Rice, fu in breve portata a Broadway, e nel 1973 Norman Jewison ne diresse un celebre adattamento cinematografico.

Com’è noto ai più, l’opera segue le vicende della Passione di Gesù, iniziando pochi giorni prima dell’ingresso trionfale in Gerusalemme e concludendosi con la crocifissione, anziché come spesso capita con la resurrezione (si veda ad esempio La Passione di Cristo di Mel Gibson). Ovviamente, trattandosi di una rappresentazione della Passione la narrazione evangelica viene arricchita, e in particolare alcuni passaggi sono approfonditi a scopi drammatici.

Un’opera controversa?

Jesus Christ Superstar tuttavia racconta la vicenda in un modo caratteristico, non solo per alcuni aspetti tecnici, come la musica rock o l’inserimento intenzionale di numerosi anacronismi (celebre, nel film, la scena di Giuda inseguito da carri armati che “danzano” sulle note di un leggero flauto). La prospettiva tradizionale, incentrata su Gesù, viene spesso ribaltata, tanto che secondo molti critici il vero protagonista dell’opera è Giuda Iscariota. Il discepolo viene rappresentato in un’ottica più vicina alle tradizioni anglosassoni che a quelle latine: egli infatti si presenta nel brano di apertura come il braccio destro di Gesù, il primo dei discepoli, quello che più di tutti crede che quel predicatore disceso dalla Galilea sia il Messia di cui parlano le Scritture. Tuttavia, all’immagine di un nuovo Mosè, un eroe che avrebbe guidato gli Ebrei per liberarli dal dominio romano, si contrappone quella di un uomo che ai suoi occhi sta “perdendo il controllo” delle sue parole, che non si rende conto di quale grande opportunità ha e spreca tutti gli sforzi e le speranze dei suoi seguaci, abbandonandosi ad un destino che lo porterà ad una fine atroce.

Questa prospettiva che riscatta Giuda, alcune frasi che l’opera attribuisce a Gesù e alcune deviazioni dai racconti biblici hanno attirato critiche (a volte anche feroci) da parte di alcuni commentatori. Personalmente, ritengo che le opere migliori sulla Passione siano proprio quelle che rompono l’interpretazione ortodossa, perché ci costringono a riflettere sulla vicenda – riflessione che, in fondo, sarebbe esattamente parte di quel messaggio di rottura portato da Gesù. Mi vengono in mente, su tutti, due film, il già citato La Passione di Cristo di Mel Gibson e L’ultima tentazione del Cristo di Martin Scorsese, che proprio per la loro carica provocatoria e dirompente invitano alla riflessione più di qualunque rappresentazione tradizionale.

Il vero tema di Jesus Christ Superstar

Ma non voglio divagare. Sugli aspetti controversi della rappresentazione religiosa si sono scritti fiumi di inchiostro, reale e digitale, e non voglio addentrarmi nella questione. Preferisco invece proporre una mia personale interpretazione di Jesus Christ Superstar: ritengo infatti che il vero protagonista dell’opera non sia Gesù, non sia nemmeno Giuda, non siano Pilato, Maria Maddalena, né tantomeno Pietro che praticamente non compare. Il vero tema di Jesus Christ Superstar è la comunicazione, e il rapporto che essa instaura tra le persone e il potere, intendendo il “potere” in senso lato come la capacità di crearsi un seguito fedele. Leggi tutto…

Breve storia dell’elezione papale

Aggiornamento dell’ultimo minuto: ieri sera (mercoledì 13 marzo) il Conclave si è concluso con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio, che è salito al soglio pontificio con il nome di Francesco. Questo post sul Conclave giunge quindi un pochino in ritardo, ma del resto lo scopo stesso del Conclave è quello di durare poco. Leggetevelo lo stesso; spero vi possa interessare anche fra qualche mese!

La Città del Vaticano è uno Stato piuttosto particolare. Al giorno d’oggi, si tratta dell’ultima monarchia assoluta teocratica esistente al mondo: una forma di governo che sembra anacronistica in un mondo che si divide tra dittature e democrazie. Ma non solo: è una monarchia assoluta elettiva, il cui sovrano viene nominato da un collegio di elettori, attraverso i quali, secondo la dottrina cattolica, si manifesta la volontà dello Spirito Santo. Il Papa così scelto diventa, con apparente contraddizione, sovrano dello Stato e servo dei servi di Dio.

Tutte queste peculiarità si addicono ad una figura che, nei secoli, ha rappresentato la summa della commistione tra potere temporale e spirituale, tra politica e religione, e spesso tra sacro e profano. Le prerogative papali e le caratteristiche strutturali della Chiesa cattolica sono ovviamente cambiate molte volte nel corso della sua storia lunga venti secoli, a partire proprio dalle modalità della scelta della sua guida. Leggi tutto…

La corsa “infinita” di Achille e la tartaruga

Zenone di Elea

Platone diceva che Zenone era alto e di bell’aspetto. Sarà.

L’altra sera, da una discussione sulla data della Pasqua è nata un’interessante dissertazione che ha spaziato dalla letteratura alla filosofia alla storia e alla storia della religione e della scienza. Almeno, è stata interessante per me che l’ho raccontata; chi mi ascoltava perlomeno non si è addormentato, e spero non fosse solo perché era piuttosto su di giri per la rimonta dell’Inter. Comunque, sono tornato brevemente ai tempi della terza liceo quando mi sono trovato a parlare di Platone, Aristotele ed Epicuro, e di come a quei tempi tutti i campi del pensiero fossero raccolti sotto l’ombrello della filosofia. Come spesso mi accade, questo mi ha riportato alla mente Zenone di Elea e le sue teorie sul movimento.

Se è vero che un po’ tutta la filosofia precedente al Seicento ha sempre insistito sulla maggiore importanza delle cose spirituali e ideali rispetto a quelle materiali, Zenone fu il pensatore che più di tutti rimarcò la separazione tra i due mondi. Allievo di Parmenide, che sosteneva l’esistenza di un Essere che rappresenta la Verità assoluta e si contrappone all’illusorietà delle cose sensibili, egli si spinse un poco oltre la tesi del suo maestro. Fino a quel momento, il mondo materiale era stato descritto come in continuo mutamento e movimento, e una cosa che muta (si trasforma, si distrugge, diventa altro) non può essere così importante nell’ordine della natura. Beh, per Zenone non era abbastanza: per lui il movimento non esisteva, non era nient’altro che un’illusione dei nostri sensi fallaci e mendaci, puri ostacoli tra noi e l’Essere. E visto che detta così sembrava una fesseria, elaborò alcuni paradossi per dimostrare che il movimento era illusorio. Leggi tutto…

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