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Archive for the ‘Storia’ Category

Breve storia dell’elezione papale

Aggiornamento dell’ultimo minuto: ieri sera (mercoledì 13 marzo) il Conclave si è concluso con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio, che è salito al soglio pontificio con il nome di Francesco. Questo post sul Conclave giunge quindi un pochino in ritardo, ma del resto lo scopo stesso del Conclave è quello di durare poco. Leggetevelo lo stesso; spero vi possa interessare anche fra qualche mese!

La Città del Vaticano è uno Stato piuttosto particolare. Al giorno d’oggi, si tratta dell’ultima monarchia assoluta teocratica esistente al mondo: una forma di governo che sembra anacronistica in un mondo che si divide tra dittature e democrazie. Ma non solo: è una monarchia assoluta elettiva, il cui sovrano viene nominato da un collegio di elettori, attraverso i quali, secondo la dottrina cattolica, si manifesta la volontà dello Spirito Santo. Il Papa così scelto diventa, con apparente contraddizione, sovrano dello Stato e servo dei servi di Dio.

Tutte queste peculiarità si addicono ad una figura che, nei secoli, ha rappresentato la summa della commistione tra potere temporale e spirituale, tra politica e religione, e spesso tra sacro e profano. Le prerogative papali e le caratteristiche strutturali della Chiesa cattolica sono ovviamente cambiate molte volte nel corso della sua storia lunga venti secoli, a partire proprio dalle modalità della scelta della sua guida. Leggi tutto…

Scar, il più politico dei cattivi cartoon

3 gennaio, 2013 1 commento

Prodotto nel 1994, Il Re Leone fu uno dei più grandi successi di Disney. Considerato uno dei migliori film a cartoni animati mai realizzati, i suoi risultati al botteghino lo piazzano al vertice di uno dei periodi più apprezzati della produzione disneyana, il cosiddetto Rinascimento disneyano. Quasi tutti gli aspetti del film ne confermano l’ottima reputazione: l’animazione disegnata a mano è supportata dalla grafica computerizzata, e la colonna sonora porta le firme di Elton John e Tim Rice. Per la prima volta nella sua storia, Walt Disney Pictures ha prodotto un film d’animazione basato su una storia originale; tuttavia sia i critici sia gli stessi sceneggiatori indicano diverse influenze e ispirazioni, tra le quali le storie bibliche di Giuseppe e di Mosè e l’Amleto di Shakespeare.

Nonostante la storia di Simba si distacchi ampiamente da quella del principe di Danimarca, esse sono accomunate da un comune antagonista: lo zio usurpatore del trono. Scar e Claudio uccidono il re loro fratello, e cercano di manipolare il nipote per ottenere un doppio fine: rimanere impuniti per il delitto, e regnare indisturbati soverchiando le regole di successione.

Voglio soffermarmi un po’ sul personaggio di Scar. Spesso il “cattivo” di una storia è poco più di un espediente narrativo previsto necessariamente dallo schema di Propp; non è infrequente incontrare antagonisti che sono delle vere e proprie macchiette, e questo è ancora più vero nelle storie per bambini e ragazzi. Ecco dunque che negli adattamenti Disney la matrigna di Cenerentola e la strega di Biancaneve diventano figure malvagie senza giustificazione né motivazione, che ostacolano il protagonista spinte da istinti gretti e piatti, artificiosi, in modo che nessuno nel pubblico possa identificarsi con loro.

A Scar, invece, è stato riservato un trattamento un po’ diverso. Leggi tutto…

Sant’Ambrogio, tra storia e mito

Francisco de Zurbarán 032

Oggi, 7 dicembre, la Chiesa celebra Sant’Ambrogio di Milano. Sant’Ambrogio è patrono di Milano, e quindi la sua festa patronale viene ricordata quasi ovunque tra Torino e Verona, visto quanti lavoratori di Milano vengono da Vercelli, Biella, Novara, Alessandria, Pavia, Varese, Como, dalla Brianza, da Bergamo, Brescia… ci siamo capiti, no?

Storicamente, Ambrogio non aveva alcuna intenzione di diventare vescovo. Nato in Gallia intorno al 340 da una famiglia cristiana, frequentò gli studi classici che l’avrebbero portato all’avvocatura e ad incarichi pubblici, seguendo così le orme del padre. L’imperatore Flavio Valentiniano, che di Ambrogio aveva una grande considerazione, lo promosse fino a governatore della provincia Aemilia, della quale Milano era il capoluogo. Lì, le sue capacità di governo e soprattutto di mediazione tra ariani e cattolici gli valsero il favore di entrambe le fazioni, al punto che, alla morte del vescovo Aussenzio, egli fu acclamato come nuovo vescovo di Milano. Tuttavia, egli non aveva ancora ricevuto il battesimo (che a quei tempi veniva somministrato in età adulta), né aveva mai affrontato studi di teologia, e si sentiva comunque inadeguato al ruolo religioso. Cercò di opporsi alla nomina al punto di cercare di infangare il suo stesso nome, ma fu tutto inutile: fuggì, fu ritrovato e l’imperatore, su richiesta della popolazione, lo invitò ad assumere quell’incarico. Vedendo in tutto questo un segno della volontà di Dio, infine accettò, e fu ordinato vescovo il 7 dicembre del 374.

Nonostante tanta resistenza, egli si dedicò con impegno e passione alla missione episcopale, gettandosi a capofitto sia negli studi teologici sia nell’attività pastorale. Donò tutti i propri averi ai poveri, fatti salvi alcuni terreni per provvedere alla sorella, e attinse persino dal patrimonio sacro della diocesi. Fece edificare quattro basiliche ai limiti della città, una delle quali fu successivamente dedicata proprio a lui. Nel 386 incontrò Agostino di Ippona, e lo spinse alla conversione al cristianesimo, trasformando così un maestro di retorica in un futuro santo e dottore della Chiesa.

Tale fu la portata della sua opera che ancora oggi non solo la Chiesa milanese, ma l’intera città viene descritta con l’appellativo di “ambrosiana”. Appena due secoli dopo la sua morte, nel 600, papa Gregorio Magno, nell’ordinare Deodato vescovo di Milano, parlò di lui non come un successore di Ambrogio, ma bensì come un suo “vicario” – un termine che viene tradizionalmente riservato al papa in quanto vicario del Cristo. Ne è testimonianza il rito ambrosiano, cioè una liturgia che si differenzia da quella romana cattolica (praticata in tutte le comunità cattoliche nel mondo) e che contempla alcuni elementi di ispirazione orientale.

Intorno a Sant’Ambrogio, infine, si sono create, nei secoli, alcune leggende. Secondo un racconto, uno sciame di api avrebbe avvolto il piccolo Ambrogio, che dormiva nella sua culla, e le api sarebbero entrate e uscite liberamente dalla sua bocca senza ferirlo, prima di dileguarsi e scomparire. L’avvenimento fu interpretato come un segno della futura grandezza di Ambrogio. Si vuole inoltre che il chiodo che ancora oggi è appeso sull’altare maggiore del duomo di Milano sia stato ritrovato proprio dal vescovo, che vi riconobbe uno dei chiodi della crocifissione del Cristo quando un fabbro non riuscì a piegarlo.

Un’altra leggenda su Sant’Ambrogio riguarda la colonna antistante la basilica che oggi porta il suo nome: è detta “colonna del diavolo”, e presenta due fori. Secondo il racconto popolare, il diavolo si era recato a Milano (no, Charlie Daniels non c’entra) per combattere il vescovo. In alcune versioni, il diavolo cercò di incornare Ambrogio, che si scansò appena in tempo; in altre, invece, fu Ambrogio, in una fase concitata della lotta, a rifilargli un calcione e a spedirlo contro la colonna. “Fatto sta” che il diavolo piantò le corna nella pietra, rimanendo incastrato nella colonna. Cercò inutilmente di liberarsi per ore, giorni, finché non riuscì a fare ritorno negli inferi proprio attraverso quei due fori. C’è chi dice che oggi quei due fori che emanano continuamente odore di zolfo portino fortuna, ma secondi altri poggiandovi l’orecchio è possibile sentire i lamenti dei dannati.

Un’ultima curiosità: Sant’Ambrogio è uno dei patroni di Milano, insieme a San Carlo Borromeo e a San Galdino. Tuttavia, il Duomo di Milano non è dedicato a nessuno di questi tre santi: è infatti consacrato a Santa Maria Nascente, la cui festa ricorre l’8 dicembre, proprio il giorno dopo Sant’Ambrogio. La parrocchia del Duomo, inoltre, è dedicata a Santa Tecla. La seconda campana del Duomo, tuttavia, è dedicata proprio a Sant’Ambrogio; la principale, invece, alla Beata Vergine Maria.

Buon Sant’Ambrogio a tutti!

Andrea D’Oria, ammiraglio – Memoria toponomastica #4

Andrea Doria (o D'Oria)
Foto tratta da Wikipedia

La scelta dell’ammiraglio Andrea Doria (o D’Oria) per questo numero di “Memoria toponomastica” è legata ad una particolarità di questo nome a cui siamo così abituati. Ma partiamo dall’inizio, cioè dalla famiglia Doria di cui l’ammiraglio genovese fu il più famoso esponente.

Di origine probabilmente borghese, la famiglia Doria riuscì ad ottenere potere e visibilità grazie all’impegno politico nella Repubblica di Genova. Essi furono signori di Loano, un feudo ottenuto da Oberto Doria, che visse nella seconda metà del XIII secolo. Suo fratello Lamba, pochi anni più tardi, al comando della flotta genovese sconfisse i veneziani nella battaglia di Curzola, e in segno di riconoscenza fu nominato marchese; i suoi discendenti cambiarono persino il loro cognome in Doria Lamba.

Dal ramo di Oneglia nacque invece Andrea, che, iniziata la carriera militare in marina in età non più giovane, riuscì a costruirsi presto un’ottima reputazione, prendendo parte a numerose campagne militari in qualità di condottiero e capitano di ventura. Grazie ad accorte alleanze, riuscì a restituire a Genova (allora sotto il dominio francese) l’agognata indipendenza, e anzi ne espanse l’influenza sopra le città rivali della Liguria.

La famiglia continuò ad essere protagonista delle vicende genovesi, e amministrò possedimenti in tutto il nord Italia e oltre. È curioso notare come ancora oggi Genova sia guidata da un Doria: Marco Doria (che studiò al liceo ginnasio che porta il nome del suo antenato Andrea) è infatti sindaco dal maggio del 2012.

Ad Andrea (ma anche ad alcuni altri esponenti della famiglia) sono dedicate vie, piazze, scuole e persino navi: la più nota di esse, considerata uno dei più sfarzosi transatlantici dell’epoca, affondò nel 1956 dopo lo scontro con una nave svedese.

Proprio una delle vie dedicate all’ammiraglio genovese mi ha permesso di scoprire un’interessante curiosità. A Ciriè, in provincia di Torino, esiste una via chiamata “via Andrea D’Oria“, a poca distanza da una “piazza D’Oria”. Inizialmente avevo pensato ad un errore di trascrizione del nome, oppure che si riferisse ad un più oscuro personaggio di fama locale. In realtà, la famiglia Doria si chiamava più correttamente D’Oria, e adottò la grafia contratta in un secondo momento. Come ho già detto, la dinastia non aveva origini nobili o cavalleresche, ed era quasi certamente priva di alcun legame con il mondo feudale. Quando i D’Oria acquistarono influenza e potere, cercarono di nobilitare le proprie radici, diffondendo la leggenda di un Arduino, visconte di Narbona, il quale, di passaggio a Genova, si ammalò, e fu ospitato e curato da una vedova. In quei giorni, il visconte si innamorò della figlia, Orietta o Oria, e da lei ebbe un figlio, Ansaldo, che, secondo l’uso del tempo fu detto “figlio d’Oria”.

Concludo rispondendo ad una domanda molto precisa che mi è stata posta: no, l’azienda Doria che da più di cinquant’anni produce i biscotti Bucaneve non c’entra niente con gli ammiragli liguri. Fu fondata da Ugo Zanin nella provincia di Treviso, e oggi è controllata dalla veronese Bauli. L’ammiraglio Andrea e i suoi concittadini non sarebbero stati contenti di questa promiscuità con gli odiati rivali veneziani…

Eusebio Bava, generale – Memoria toponomastica #3

Eusebio Bava
Foto tratta da Wikipedia

Il Generale Eusebio Bava viene ricordato a Vercelli, sua città natale, con una piccola via pedonale e con un monumento in piazza Cugnolio, sul retro del Liceo Scientifico, ma soprattutto di fronte alla ex caserma Garrone. Bava fu il comandante in capo dell’esercito sabaudo durante la Prima Guerra d’Indipendenza, nel 1848, e si è indubbiamente meritato un posto nei libri di storia.

Figlio di un orologiaio, Bava studiò alla Scuola Militare, ma presto la abbandonò per recarsi in Spagna a combattere nelle guerre napoleoniche. Prigioniero in Inghilterra, riuscì a fuggire e a tornare in Spagna, distinguendosi per il suo valore e le sue capacità a tal punto da essere nominato per la Legion d’Onore. Dopo la caduta di Napoleone tornò in Piemonte insieme ai soldati che comandava, e fu accolto da Vittorio Emanuele I che mirava a ricostruire l’indebolito esercito del Regno di Sardegna.

La sua fama è però indubbiamente legata alle vicende della guerra del 1848. Re Carlo Alberto lo pose a comando di un esercito che da troppo tempo non combatteva, se non per sedare le ribellioni e le insurrezioni civili del 1821. Bava, che si riteneva castrato dalla mancanza di un effettivo potere decisionale e dai limiti oggettivi della cultura bellica piemontese, riuscì comunque a condurre gli attacchi vittoriosi sul Mincio, prendendo Peschiera e giungendo fino alle porte di Verona e di Mantova. Egli mancò tuttavia di portare l’affondo incisivo e definitivo che pure il feldmaresciallo Radetzky temeva, e questi ebbe il tempo di riprendersi e ricacciare i piemontesi oltre il Ticino.

Il Re, che per tutta la durata della guerra aveva mantenuto un atteggiamento ambiguo e incerto riguardo alla direzione dell’esercito (che tenne un po’ per sé, affidò prima a Bava, poi al ministro Franzini, poi informalmente a Bava, infine di nuovo a se stesso), dopo l’armistizio chiese ai generali di presentare al Parlamento e ai Ministri una relazione sull’andamento della campagna. Bava, uomo indubbiamente di grande competenza e carattere, non esitò a scrivere una puntuale critica del modo di condurre le operazioni e della indegna preparazione dell’esercito ad ogni livello. La commissione ministeriale, viste le accuse esplicite al sovrano, rispose attribuendo al generale le colpe del fallimento, ed egli per tutta risposta diede alle stampe la sua relazione, con tanto di documenti allegati. Leggi tutto…

Memoria toponomastica

Cremona - Via Lungastretta (curiosità toponomastica)

Come molti sapranno, la toponomastica è lo studio dei nomi attribuiti ai luoghi, e per estensione indica i nomi stessi. Dare un nome alle cose e ai luoghi è un’esigenza pratica di indubbia utilità e necessità, ma nella toponomastica, e in particolare quella urbana, si segue da sempre una prassi interessante: quella di intitolare strade e piazze a persone o eventi di rilevanza locale, nazionale o mondiale.

In un certo senso, questa pratica mi riporta alla mente Foscolo e il suo Dei sepolcri. Il poeta, fervente sostenitore dell’Illuminismo e della sua filosofia materialista, cerca risposta alle eterne domande che il razionalismo ateo lasciava irrisolte, interrogandosi sul motivo e sullo scopo della nostra esistenza terrena, destinata inevitabilmente a sparire nel nulla; la conclusione a cui giunge è che i sepolcri, intesi inizialmente come simbolo della superstizione religiosa, servono in realtà a prolungare nei posteri il ricordo delle nostre azioni, dei nostri sentimenti, insomma di ciò che siamo stati. Ecco perché vivere, e soprattutto vivere virtuosamente: per ispirare le generazioni future con le nostre gesta, piccole e grandi, e per poter così sopravvivere alla fine del nostro corpo materiale.

Allo stesso modo, ogni riconoscimento, anche quello più piccolo, costituisce un piccolo foscoliano sepolcro con il quale far vivere nei secoli il nostro nome. E proprio per questo si sceglie accuratamente a chi dedicare una via; per quanto possa sembrare l’ultima stradina della città, persa nel mucchio di un nuovo quartiere residenziale e magari ancora non asfaltata, oppure smarrita nel dedalo di vicoli di un centro storico medievale, essa ricorda a chi passa un uomo, un’idea, un’azione più o meno gloriosa, o magari un’infamia da non dimenticare.

Il significato della Storia

L’anno scorso, nell’ambito delle celebrazioni del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, il Museo Leone di Vercelli ha organizzato una mostra alla quale avevo già accennato a suo tempo: Gli eroi dimenticati parlava degli eventi risorgimentali, dai moti insurrezionali del 1821 che avrebbero infine portato all’emanazione dello Statuto Albertino, fino alle guerre d’indipendenza con le quali il Regno di Sardegna unificò l’Italia. In particolare, lo faceva con uno sguardo molto attento agli eventi locali del Vercellese, regione di confine con la Lombardia austriaca, che forse proprio per questo sentì particolarmente la pressione della storia e non mancò di fornire personaggi illustri, sia tra i rivoluzionari provenienti dal popolo sia tra gli statisti e i politici (vogliamo ricordare un certo Cavour?). Molti di quei nomi li ritroviamo oggi nello stradario del capoluogo e di altri Comuni.

Ho così deciso di aprire questa rubrica, Memoria toponomastica, nella quale intendo compiere un giro storico-turistico tra le targhe e i cartelli che ormai siamo abituati quasi ad ignorare. Tutti sappiamo chi sono e cos’hanno fatto Garibaldi, Alessandro Volta o Niccolò Machiavelli, cos’è il Monte Rosa, o cos’è successo il 4 novembre 1918; ma attorno (letteralmente!) a questi grandi nomi ce ne sono decine di altri, più piccoli, meno noti, spesso conosciuti solo perché appiccicati ad una strada di passaggio. Proprio perché di questi “piccoli” non si perda memoria, proverò a ricostruirne le gesta, a tracciarne la storia, e a scoprire perché siano stati ritenuti degni di essere ricordati dai posteri.

Invito quindi voi lettori a segnalarmi una persona, un luogo, un evento al quale è stata dedicata anche la più piccola delle insegne, e del quale vogliate sapere di più, lasciandomi un commento su questo post o su uno di quelli che verranno!

Chiudo con una massima che ho ritrovato su un post relativo proprio al 4 novembre che ho citato poco fa:

I Caduti non muoiono sui campi di battaglia e non spariscono nei sacrari, ma soltanto quando sono dimenticati.

Una ricostruzione del naufragio della Costa Concordia

19 gennaio, 2012 2 commenti

Abbiamo ancora tutti negli occhi le immagini del naufragio della Costa Concordia. Riproposta centinaia di volte dai telegiornali e dai fotografi (quella a fianco, da Flickr, è di Roberto Vongher), l’imponente nave da crociera giace ora su un fianco, appoggiata in maniera non troppo stabile, da quanto sentiamo nelle ultime ore, sul fondale roccioso dell’Isola del Giglio.

DigitalGlobe, uno dei principali fornitori di immagini aeree, a cui si rivolge anche Google per mostrare lo sfondo di Google Maps, ha rilasciato nella sua galleria una foto del relitto ad alta risoluzione. (Fonte: Google Earth Blog)

Un altro importante contributo per renderci conto di cosa può essere successo viene dalla ricostruzione realizzata da Paul von Dinther, che qualche anno fa aveva creato alcuni modelli 3D di navi da crociera. Tra queste c’era anche la Costa Concordia; Paul ha quindi deciso di montare un breve video per mostrare in maniera schematica la dinamica dell’incidente.

Segnalo anche che su Openstreetmap è presente il relitto nella sua posizione attuale.

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