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Archive for the ‘Incredibile dictu’ Category

Una calcolatrice ci seppellirà

Avevo già pronto un altro argomento per il post di oggi, ma non ho potuto fare a meno di cambiare idea quando ho letto questo articolo della CNN. Prende spunto da una e-mail inviata ad alcuni giornalisti da Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, due professori di economia, laureati ad Harvard, che è un po’ come dire che esiste ben poco di meglio al mondo. Nella lettera i due professori ammettono che i risultati a cui sono giunti in un loro studio potrebbero essere sbagliati, e che quindi non è così certo che un forte indebitamento pubblico sia strettamente legato a bassi livelli di crescita.

È senz’altro bello scoprire che due figure di tale importanza in campo economico ammettono candidamente il loro errore, invece di trincerarsi dietro alla loro autorità e coprire le lacune del loro studio con mille scuse come avrebbero potuto fare persone meno oneste. Quello che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia è il motivo dell’errore. Lo scrivo su un paragrafo a parte perché merita:

Hanno sbagliato a mettere le formule in Excel.

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Breve storia dell’elezione papale

Aggiornamento dell’ultimo minuto: ieri sera (mercoledì 13 marzo) il Conclave si è concluso con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio, che è salito al soglio pontificio con il nome di Francesco. Questo post sul Conclave giunge quindi un pochino in ritardo, ma del resto lo scopo stesso del Conclave è quello di durare poco. Leggetevelo lo stesso; spero vi possa interessare anche fra qualche mese!

La Città del Vaticano è uno Stato piuttosto particolare. Al giorno d’oggi, si tratta dell’ultima monarchia assoluta teocratica esistente al mondo: una forma di governo che sembra anacronistica in un mondo che si divide tra dittature e democrazie. Ma non solo: è una monarchia assoluta elettiva, il cui sovrano viene nominato da un collegio di elettori, attraverso i quali, secondo la dottrina cattolica, si manifesta la volontà dello Spirito Santo. Il Papa così scelto diventa, con apparente contraddizione, sovrano dello Stato e servo dei servi di Dio.

Tutte queste peculiarità si addicono ad una figura che, nei secoli, ha rappresentato la summa della commistione tra potere temporale e spirituale, tra politica e religione, e spesso tra sacro e profano. Le prerogative papali e le caratteristiche strutturali della Chiesa cattolica sono ovviamente cambiate molte volte nel corso della sua storia lunga venti secoli, a partire proprio dalle modalità della scelta della sua guida. Leggi tutto…

Stupid, Pointless, Annoying Misconception

No-spam

Avete un indirizzo di posta elettronica da più di dieci giorni? Allora avete almeno una vaga idea di cosa sia la/lo spam. Come spesso accade per le parole straniere, non è ben chiaro se in italiano si debba considerare il termine maschile o femminile; io preferisco usare il maschile, e presto capirete il perché.

Per semplificare un concetto che diventa sempre più vasto, lo spam è quella pletora di messaggi indesiderati, perlopiù con intenti commerciali e pubblicitari, che vi possono infastidire nella casella e-mail, sui siti che visitate, e persino sui social network. Esistono alcune classificazioni informali, in base al motivo che sta alla base della comunicazione indesiderata; ad esempio, molti di questi messaggi nascondono anche un tentativo di scam, cioè una truffa – e si noti che il termine “scam” non è affatto legato al termine “spam”. In altri casi, la truffa prende il nome di phishing, che è il tentativo di prendere all’amo un pesce, cioè un fish, poi storpiato in phish per aggirare le ricerche automatiche che venivano effettuate ai tempi pionieristici di ARPANet.

Non sempre però lo spam ha natura fraudolenta o commerciale. Da tempo ormai si indica come spam qualunque messaggio non richiesto e indesiderato, compresi i post sui social network che inquinano un newsfeed facendoci perdere traccia di quei contenuti ai quali invece siamo interessati. In questo senso, lo spam può essere considerata simile al rumore di un canale di comunicazione, cioè tutta quella parte di segnale indistinguibile dal messaggio che si vuole trasmettere e che copre il messaggio stesso, rendendone difficile la corretta ricezione.

Per racchiudere tutti questi significati si è scelta appunto la parola “spam”. Ma cosa significa “spam”? Leggi tutto…

Lapalissiano

10 gennaio, 2013 4 commenti
È ovvio!

Ricordo che quand’ero piccolo qualcuno mi disse che “lapalissiano” deriva dal nome di un filosofo greco, un certo Lapalisse, che diceva cose talmente evidenti che il suo stesso nome divenne sinonimo di ovvietà. So riconoscere la verosimiglianza quando la vedo, e bisogna dire che Lapalisse sembra proprio il nome di un seguace di Anassimene, un po’ come ci sta che Pdor sia figlio di Khmer. Per fortuna, tuttavia, questa etimologia così deludentemente noiosa è falsa: si vede che da piccolo facevo troppe domande difficili, e ogni tanto a qualcuno coglieva la sacrosanta voglia di farmi stare zitto. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Voglio raccontare invece la vera origine del termine “lapalissiano”. In realtà se sia quella vera al cento per cento non lo so; esistono alcune versioni che si distinguono per alcuni dettagli minori; vorrete perdonarmi se ne scelgo una, quella più interessante. Leggi tutto…

Andrea D’Oria, ammiraglio – Memoria toponomastica #4

Andrea Doria (o D'Oria)
Foto tratta da Wikipedia

La scelta dell’ammiraglio Andrea Doria (o D’Oria) per questo numero di “Memoria toponomastica” è legata ad una particolarità di questo nome a cui siamo così abituati. Ma partiamo dall’inizio, cioè dalla famiglia Doria di cui l’ammiraglio genovese fu il più famoso esponente.

Di origine probabilmente borghese, la famiglia Doria riuscì ad ottenere potere e visibilità grazie all’impegno politico nella Repubblica di Genova. Essi furono signori di Loano, un feudo ottenuto da Oberto Doria, che visse nella seconda metà del XIII secolo. Suo fratello Lamba, pochi anni più tardi, al comando della flotta genovese sconfisse i veneziani nella battaglia di Curzola, e in segno di riconoscenza fu nominato marchese; i suoi discendenti cambiarono persino il loro cognome in Doria Lamba.

Dal ramo di Oneglia nacque invece Andrea, che, iniziata la carriera militare in marina in età non più giovane, riuscì a costruirsi presto un’ottima reputazione, prendendo parte a numerose campagne militari in qualità di condottiero e capitano di ventura. Grazie ad accorte alleanze, riuscì a restituire a Genova (allora sotto il dominio francese) l’agognata indipendenza, e anzi ne espanse l’influenza sopra le città rivali della Liguria.

La famiglia continuò ad essere protagonista delle vicende genovesi, e amministrò possedimenti in tutto il nord Italia e oltre. È curioso notare come ancora oggi Genova sia guidata da un Doria: Marco Doria (che studiò al liceo ginnasio che porta il nome del suo antenato Andrea) è infatti sindaco dal maggio del 2012.

Ad Andrea (ma anche ad alcuni altri esponenti della famiglia) sono dedicate vie, piazze, scuole e persino navi: la più nota di esse, considerata uno dei più sfarzosi transatlantici dell’epoca, affondò nel 1956 dopo lo scontro con una nave svedese.

Proprio una delle vie dedicate all’ammiraglio genovese mi ha permesso di scoprire un’interessante curiosità. A Ciriè, in provincia di Torino, esiste una via chiamata “via Andrea D’Oria“, a poca distanza da una “piazza D’Oria”. Inizialmente avevo pensato ad un errore di trascrizione del nome, oppure che si riferisse ad un più oscuro personaggio di fama locale. In realtà, la famiglia Doria si chiamava più correttamente D’Oria, e adottò la grafia contratta in un secondo momento. Come ho già detto, la dinastia non aveva origini nobili o cavalleresche, ed era quasi certamente priva di alcun legame con il mondo feudale. Quando i D’Oria acquistarono influenza e potere, cercarono di nobilitare le proprie radici, diffondendo la leggenda di un Arduino, visconte di Narbona, il quale, di passaggio a Genova, si ammalò, e fu ospitato e curato da una vedova. In quei giorni, il visconte si innamorò della figlia, Orietta o Oria, e da lei ebbe un figlio, Ansaldo, che, secondo l’uso del tempo fu detto “figlio d’Oria”.

Concludo rispondendo ad una domanda molto precisa che mi è stata posta: no, l’azienda Doria che da più di cinquant’anni produce i biscotti Bucaneve non c’entra niente con gli ammiragli liguri. Fu fondata da Ugo Zanin nella provincia di Treviso, e oggi è controllata dalla veronese Bauli. L’ammiraglio Andrea e i suoi concittadini non sarebbero stati contenti di questa promiscuità con gli odiati rivali veneziani…

Interventi tempestivi sulle stazioni ferroviarie!

ECBaselMilano

Essì che ho cercato di documentarmi, ma non sono riuscito a trovare niente: andrò quindi a memoria. Doveva essere l’inverno di quasi due anni fa, tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Un giorno arrivo alla stazione a Vercelli (ho la sfortuna di fare il pendolare a Milano) e trovo una delle rampe di scale per il binario 3 chiuse con il nastro bianco e rosso. Il motivo era che la copertura della banchina era stata intonacata con tutti i crismi, e quindi se ne erano staccati dei pezzi (chissà perché quando parlo di Trenitalia mi nasce sempre spontaneo un certo sarcasmo).

Cose che capitano, anche se non dovrebbero. Di solito si chiama un muratore e gli si fa mettere a posto il danno. Ma si sa che oggi fanno tutti ingegneria, e di muratori non se ne trovano più; quelli che si trovano vogliono pure essere pagati, e insomma, non è nei piani di Trenitalia far sì che il trasporto regionale sia decente, men che meno le stazioni (quella di Vercelli è gestita da Centostazioni). Però è disdicevole che i passeggeri dell’Eurostar Torino-Venezia rischino la vita – fino a prova contraria, l’Eurostar è l’unico treno che Trenitalia riesce a tenere bene – e allora ecco l’intervento provvisorio: una rete sotto la pensilina! Così i calcinacci cadono lo stesso, ma cadono nella rete! E la gente non se li prende in testa! Poi uno dice che non sono geniali!

Nel frattempo, non so se per la rete o no, capita che uno dei tubi che passano lungo la pensilina inizia a gocciolare. Non è proprio che perda: sembra quasi che il tubo raccolga la condensa, e una giunzione crei lo sbalzo necessario perché la goccia cada. Ma attenzione, non cade semplicemente sui passeggeri, sarebbe troppo semplice! Cade sulla ringhiera che circonda le scale del sottopassaggio, in modo che possa rompersi in una delicata pioggerellina e, in buona sostanza, bagnare un numero maggiore di persone.

Passano i mesi, le stagioni, e la rete – provvisoria – diventa parte integrante dell’architettura. Vengono fatti lavori che bloccano l’accesso alla sala d’attesa (non si nota la differenza), vengono installate due nuove biglietterie automatiche (qua la differenza si nota: uno sportello in meno, meno coda, e meno necessità di contatto (dis)umano con il personale Trenitalia), vengono cambiati gli infissi della sala d’attesa – alcuni ipotizzano persino che sia addirittura stato lavato il pavimento del sottopassaggio! Insomma un mucchio di lavori, ma la rete rimane.

Stamattina (addì 20 ottobre 2011!) nel sottopassaggio si poteva ammirare un bellissimo cartello (posto, tra l’altro, sopra ad un segnale di emergenza) che annunciava che “nei mesi di OTTOBRE-NOVEMBRE” saranno effettuati lavori sulla pensilina per riparare il soffitto. Miracolo! Dopo soli due anni! Si stappi lo champagne!

…ma un attimo… nei mesi di… “OTTOBRE-NOVEMBRE”?! Oggi è… il 20… di ottobre…

Lascia nei commenti la tua esperienza di ordinaria (mala) amministrazione!

La (non) protezione da scrittura nelle schede SD

14 ottobre, 2011 1 commento
MicroSD MemoryCard 002

Cercando in rete la soluzione ad un problema con il mio navigatore GPS, sono incappato nel blog di un esperto di forensics, cioè tutti quei processi che permettono di recuperare dati dai dispositivi di memoria e scavare nelle tracce digitali di un indagato. Pur non trovando la risposta che cercavo, ho fatto una scoperta interessante.

Ormai abbiamo tutti presente una scheda di memoria SD. Sono quelle schedine che, utilizzate fino a qualche anno fa principalmente nelle fotocamere digitali, sono poi state usate, soprattutto nelle versioni Mini e Micro, in qualunque dispositivo portatile, dai cellulari ai lettori multimediali. Bene, queste schede (quelle di dimensioni normali, non le Mini e neanche le Micro) sono dotate di un piccolo switch meccanico, posto sul lato lungo, che permette di proteggere i dati dalla modifica, rendendo impossibile creare, modificare o cancellare il contenuto della SD.

In questo post (in inglese), l’autore racconta di come, per caso, gli sia capitata tra le mani una scheda SD dalla quale non si riuscivano a cancellare file. Dopo essersi accorto che mancava il cursore dello switch e aver verificato che la scheda era, di fatto, protetta dalla scrittura, si è lasciato prendere dalla curiosità e ha aperto la scheda.

La sorpresa è stata vedere che il chip di memoria (grosso circa un terzo della scheda) non è collegato allo switch; aprendo altre schede funzionanti, ci si accorge che lo switch non è mai collegato. E allora come mai lo switch impedisce effettivamente la scrittura?

La risposta è che la protezione è una funzione del lettore, non della scheda: basta guardare o aprire un lettore portatile di schede SD per vedere un bottoncino a molla in corrispondenza dello switch sulla scheda: se lo switch è in posizione “read/write” (quindi non protetta), il cursore preme il bottoncino, e il lettore “autorizza” la scrittura dei dati.

Lo switch sulla scheda, quindi, è in realtà un falso dispositivo di sicurezza: è infatti facile modificare un lettore in modo che la scrittura sia sempre abilitata, indipendentemente dalla posizione del cursore. Questo problema non si verifica con le schede MiniSD e MicroSD, nel senso che, su queste schede, lo switch non c’è affatto.

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