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La Condamine: il quartiere con le strade più famose del mondo

Ci sono molte strade che godono di fama nazionale o mondiale. Una delle strade più famose del mondo è senz’altro la Route 66, che attraversa l’America e ha fatto da sfondo alle leggende dell’immaginario moderno statunitense. Grazie ai palazzi o ai monumenti che ospitano, anche gli Champs Élysées, Piazza di Spagna, Alexanderplatz, Trafalgar Square, Times Square sono nomi conosciuti nel mondo intero; e per via degli eventi storici che lì sono avvenuti, molti altri luoghi sono diventati tristemente famosi, da piazza Tienanmen a piazza Tahrir fino a via D’Amelio. Però sono convinto che lo scettro delle strade più conosciute e affascinanti del mondo si trovi altrove.

Circuit de Monaco

La Condamine è uno dei quartieri del Principato di Monaco, e per la precisione è l’area che circonda uno dei due porti, quello più grande. Nella migliore tradizione della costa ad ovest di Genova, anche la costa monegasca è circondata da colline e rilievi montuosi che fanno sì che a pochi metri dalla riva si possano raggiungere altezze anche di alcune centinaia di metri. Il porto della Condamine è una vera e propria valletta guardata da alture sui tre lati: alla Rocca, che ospita il Palazzo del Principe, fa da contraltare un rilievo poco più basso, in cima al quale si trova il famoso Casino.

Ecco, La Condamine ospita quelle che ritengo siano le strade più glamourous del mondo. Non solo per via delle zone che attraversano: oltre alla piazza del Casino, esse percorrono il Tunnel Louis II, per poi costeggiare uno dei porti turistici più esclusivi del pianeta, e infine raggiungere la bella chiesa di Santa Devota. Quelle strade hanno un incredibile fascino per gli appassionati: su di esse si corre il Gran Premio di Monaco.

Organizzato dall’Automobile Club de Monaco, il Grand Prix de Monaco fu disputato per la prima volta nel 1929. Il circuito è uno dei pochissimi veri tracciati cittadini rimasti: si snoda per le stesse strade che normalmente sono aperte al traffico stradale. La Formula 1 moderna corre su impianti simili anche a Singapore e a Valencia, ma le condizioni delle strade sono ben diverse: larghe e spaziose a Marina Bay, solo per una piccola parte aperte al traffico nel porto spagnolo. Le vie monegasche sono strette, tortuose, al punto che non esiste alcun rettilineo ad eccezione del brevissimo quai des États Unis. Ricche di saliscendi, di buche e di tombini, offrono vie di fuga ridottissime, e i guard-rail sono spesso posti a pochissimi metri dalle acque del porto.

Alcune delle modifiche che il tracciato ha subito nel corso degli anni sono state dettate da cambiamenti urbanistici: ad esempio la creazione del Tunnel, la costruzione della famosa piscina (che ha dato vita alla doppia chicane “delle Piscine”), o l’apertura del ristorante De la Rascasse, che ha trasformato il tornantino “del gasometro” in un complesso il cui nome è entrato nel parlare comune. In altri casi, invece, i numerosi incidenti, alcuni anche mortali (Linnecar, Fagioli, Taylor e Bandini), hanno costretto gli organizzatori ad apportare modifiche.

Monaco - La Condamine

Resta il fatto che la gara di Montecarlo è unica al mondo. Il tracciato non rispetta le norme FIA per l’omologazione, e se non fosse già nel calendario del Campionato del Mondo non potrebbe essere omologato. Del resto, esso esiste soltanto per pochi giorni all’anno, al punto che il week-end monegasco non va dal venerdì alla domenica, come succede regolarmente, ma anticipa la prima giornata al giovedì per evitare di chiudere al traffico l’intera area per tre giorni consecutivi. L’allestimento dell’impianto e del paddock richiede circa sei settimane; altre tre servono per smantellarlo. Le tribune che lo circondano sono tutte temporanee. Nella foto sopra, scattata quattro settimane prima del Gran Premio del 2012, potete vedere alcune delle strutture.

La gara, che costituisce l’unica eccezione alla lunghezza minima richiesta di 305 km (78 giri del cortissimo tracciato coprono appena 260 km), richiede spesso un tempo piuttosto lungo per essere completata, al punto che non è infrequente vedere applicata la regola delle due ore massime.

In questa foto che ho scattato l’anno scorso è mostrata l’ultima curva del tracciato, che arriva dalla strada sulla destra, gira “attorno” allo spartitraffico e si immette sul boulevard Albert 1er, dove si trovano la griglia di partenza e il traguardo. Tale curva è intitolata ad Anthony Noghès, primo organizzatore del Gran Premio. A Anthony Noghès si deve inoltre un vero e proprio simbolo delle corse: la bandiera a scacchi. Nei primi anni delle gare automobilistiche, infatti, il segnale di fine gara era affidato ad una bandiera della nazione ospitante. Tuttavia la bandiera bianca e rossa monegasca poteva essere confusa con altre bandiere regolamentari; Noghès propose quindi di usare la bandiera a scacchi, già usata nelle corse dei cavalli. Da allora, essa viene usata in quasi tutte le competizioni, ed è spesso sinonimo di “gara automobilistica”.

Mini Noghès
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