Home > Cultura, Incredibile dictu, Internet e tecnologia, Pensieri > Una calcolatrice ci seppellirà

Una calcolatrice ci seppellirà

Avevo già pronto un altro argomento per il post di oggi, ma non ho potuto fare a meno di cambiare idea quando ho letto questo articolo della CNN. Prende spunto da una e-mail inviata ad alcuni giornalisti da Carmen Reinhart e Kenneth Rogoff, due professori di economia, laureati ad Harvard, che è un po’ come dire che esiste ben poco di meglio al mondo. Nella lettera i due professori ammettono che i risultati a cui sono giunti in un loro studio potrebbero essere sbagliati, e che quindi non è così certo che un forte indebitamento pubblico sia strettamente legato a bassi livelli di crescita.

È senz’altro bello scoprire che due figure di tale importanza in campo economico ammettono candidamente il loro errore, invece di trincerarsi dietro alla loro autorità e coprire le lacune del loro studio con mille scuse come avrebbero potuto fare persone meno oneste. Quello che mi ha fatto sobbalzare sulla sedia è il motivo dell’errore. Lo scrivo su un paragrafo a parte perché merita:

Hanno sbagliato a mettere le formule in Excel.

Sul serio, lo dicono loro. E come sottolinea la CNN, non sono mica gli unici: molti altri casi di finanza sono stati influenzati o addirittura proprio truccati da errori di programmazione e di copia-incolla in un foglio di calcolo. Addirittura lo Stato dello Utah ha sbagliato a calcolare il budget dell’istruzione, lasciando le scuole pubbliche a corto di 25 milioni di dollari.

Da un lato gli errori di programmazione possono sempre capitare. Del resto, come diceva Stefano Benni, il computer è “un cretino ad alta velocità in dotazione, spesso, a cretini molto lenti”. L’incompetenza o la disattenzione umana creano gli stessi problemi davanti ad un computer come davanti ad un foglio di carta, e senz’altro gli strumenti informatici hanno permesso di realizzare cose che ai ragionieri o agli ingegneri di un secolo fa erano semplicemente precluse.

Duodecillion

Il problema nasce quando il computer diventa non più un aiuto, uno strumento, ma un vero e proprio sostituto del pensiero e dell’azione. Non posso non pensare al classico caso delle calcolatrici nelle scuole. Scopro con un po’ di disagio che oggi anche ai bambini delle elementari è consentito (anzi, talvolta incoraggiato o addirittura imposto) usare la calcolatrice per ogni tipo di calcolo. Ai miei tempi (e, lo ripeto per chi non segue da molto, parliamo di quindici-vent’anni fa, mica del primo dopoguerra), la calcolatrice veniva tollerata nel triennio del liceo, non prima.

Una volta giunto all’università, mi trovai di fronte a due tendenze apparentemente opposte. Da un lato la tradizionale “approssimazione dell’ingegnere”, in base alla quale i calcoli vanno più o meno così: 3643 diviso 1755, se fosse 3600 diviso 1800 sarebbe due, quindi diciamo più o meno due. L’idea è che se ti servono i calcoli precisi alla sesta cifra decimale usi una calcolatrice, altrimenti ti fai un’idea del risultato approssimando. Dall’altro lato, invece, alcuni professori particolarmente ferrati nelle tecniche del calcolo veloce mentale trovavano in pochi secondi risultati “approssimati” che si discostavano da quello esatto non prima della quarta-quinta cifra significativa.

Ho sempre invidiato questi ultimi, ma soprattutto sono diventato un fermo sostenitore del primo approccio. Ho conosciuto ragionieri (per studio ma a volte anche per professione) che affidandosi ciecamente ad una calcolatrice hanno sbagliato interi bilanci o cartelle delle tasse (per fortuna mi è capitato più spesso di vedere esercizi sbagliati che di ricevere multe del fisco). L’utilizzo incontrollato degli strumenti fa sì che sbagliando a digitare quel 3643 di prima si ottenga 17,5 invece di 2,076. Non è difficile notare che non viene “circa due”, come si diceva prima, e che quindi probabilmente non devo necessariamente vendere un rene per pagare debiti calcolati sbagliati.

In questi anni è diventato di moda parlare di gestione oculata delle risorse, ma sarebbe bene non applicare questo concetto soltanto al riciclo dei rifiuti e al risparmio energetico. A volte usare il cervello anche in maniera “quick and dirty” può farci risparmiare un calcolo inutilmente preciso, come nella storiella dell’appassionato di fai da te che rimane deluso perché non può comprare una lampadina da 28,472 W – eppure lui aveva calcolato che gli serviva proprio quella. E a volte usare il cervello, invece di lasciarlo a riposo, ci salverebbe da errori madornali, che poi giustificheremo spiegando che un foglio di Excel aveva una formula sbagliata. Soprattutto se si è un professore di Harvard.

Advertisements
  1. Non c'è ancora nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: