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Troviamo un vaccino per…

…i libri

I nostri genitori avevano preoccupazioni più gravi, a cominciare dalle malattie che oggi si evitano con un vaccino. I nostri avi poi erano costretti a considerare la morte dei figli un fatto non eccezionale, anzi da mettere in conto (mia bisnonna, che ho avuto la fortuna di conoscere, diceva che per tutta la vita il suo primo pensiero al risveglio è stato il figlio morto bambino). Noi viviamo in un’epoca infinitamente più fortunata (anche se alcune famiglie conoscono il dolore degli ospedali infantili). Ma dobbiamo fronteggiare insidie un tempo sconosciute. La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i libri. Alcuni sono violenti, razzisti, orribili. Altri sono suadenti, seducenti, affascinanti (ce n’è uno che racconta come sopravvivere in una foresta boreale in armonia con la natura, curando animali malati e facendo nascere i cuccioli). Quindi i libri non sono tutti uguali, e non rappresentano un male in sé. Tutti però proiettano i nostri figli al di fuori di se stessi, e rischiano di farne degli alienati. Come una droga, li allontanano dallo studio, dai giochi elettronici, persino dalla tv. Film che a noi sono sembrati un fuoco di fila di trovate, da Piccolo grande uomo alla saga di Indiana Jones, a loro sembrano lenti e troppo lunghi, loro che leggono la trilogia del Signore degli Anelli in due ore e venti. Pare passata un’era geologica dai primi libri, quelli con le pagine in formato cartaceo che apparivano così facili da sfogliare. Invece le pagine si sono riprodotte ed evolute e non ci tagliano più le dita. Ma vogliono rapirci i figli. Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

…i fenomeni atmosferici

I nostri genitori avevano preoccupazioni più gravi, a cominciare dalle malattie che oggi si evitano con un vaccino. I nostri avi poi erano costretti a considerare la morte dei figli un fatto non eccezionale, anzi da mettere in conto (mia bisnonna, che ho avuto la fortuna di conoscere, diceva che per tutta la vita il suo primo pensiero al risveglio è stato il figlio morto bambino). Noi viviamo in un’epoca infinitamente più fortunata (anche se alcune famiglie conoscono il dolore degli ospedali infantili). Ma dobbiamo fronteggiare insidie un tempo sconosciute. La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i fenomeni atmosferici. Alcuni sono violenti, orribili, razzisti: perché mai la siccità dovrebbe colpire preferibilmente le popolazioni nere dell’Africa sahariana? Altri sono suadenti, seducenti, affascinanti (ce n’è uno che consiste nel far cadere una leggera pioggerellina dal cielo, curando animali malati e facendo nascere i cuccioli). Quindi i fenomeni atmosferici non sono tutti uguali, e non rappresentano un male in sé. Tutti però proiettano i nostri figli al di fuori di se stessi, li fanno guardare per aria per intuire che cosa succederà, e rischiano di farne degli alienati. Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv. Film che a noi sono sembrati un fuoco di fila di trovate, da Piccolo grande uomo alla saga di Indiana Jones, a loro sembrano lenti e troppo lunghi al confronto di un tornado tropicale. Pare passata un’era geologica dai primi fenomeni atmosferici, quelli con i fiocchi di neve che apparivano così facili da sciogliere e spazzare. Invece i fiocchi di neve si sono riprodotti ed evoluti. E vogliono rapirci i figli. Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

…i giornalisti superficiali e populisti

I nostri genitori avevano preoccupazioni più gravi, a cominciare dalle malattie che oggi si evitano con un vaccino. I nostri avi poi erano costretti a considerare la morte dei figli un fatto non eccezionale, anzi da mettere in conto (mia bisnonna, che ho avuto la fortuna di conoscere, diceva che per tutta la vita il suo primo pensiero al risveglio è stato il figlio morto bambino). Noi viviamo in un’epoca infinitamente più fortunata (anche se alcune famiglie conoscono il dolore degli ospedali infantili). Ma dobbiamo fronteggiare insidie un tempo sconosciute. La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i giornalisti superficiali e populisti. Alcuni sono violenti, razzisti, orribili. Altri sono suadenti, seducenti, affascinanti (ce n’è uno che consiste nel fare un’inchiesta su come si compone uno zoo, curando animali malati e facendo nascere i cuccioli). Quindi i giornalisti superficiali e populisti non sono tutti uguali, e non rappresentano un male in sé. Tutti però proiettano i nostri figli al di fuori di se stessi, e rischiano di farne degli alienati. Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv. Film che a noi sono sembrati un fuoco di fila di trovate, da Piccolo grande uomo alla saga di Indiana Jones, a loro sembrano lenti e troppo lunghi, privi di scoop e di sensazionalismo. Pare passata un’era geologica dai primi giornali, quelli con gli articoli scadenti che apparivano così facili da cestinare. Invece gli articoli scadenti si sono riprodotti ed evoluti. E vogliono rapirci i figli. Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

…chi parla a vanvera

Cosa succede all'informazione quando se ne toglie un pezzo?

No, non sono impazzito. Ma Aldo Cazzullo, una di quelle voci che rendono autorevole il Corriere della Sera, e che si ritengono autorevoli perché scrivono sul Corriere della Sera, a quanto pare sì. Ha deciso di ignorare i sacri vincoli di oggettività che dovrebbero governare la sua professione e di abbandonarsi al becero populismo di denuncia, sicuro di raccogliere consensi soprattutto nel pubblico adulto e femminile che legge l’inserto nel quale si pubblica questo articolo. Per onestà intellettuale e per prendere le distanze non dovrei neanche mettere un collegamento, ma siccome ci tengo a rispettare la legge non scritta secondo la quale le fonti si citano, eccolo qui.

Il discorso sulla corretta e sana gestione del mezzo “giochi elettronici” è vasto, e non si può coprire in poche centinaia di parole. Senz’altro, vederlo come un nemico pronto a “rapirci i figli” non è un modo sensato di affrontare la questione. I videogiochi, nelle loro varie forme, sono una forma di intrattenimento, di comunicazione e anche di evasione, e in questo non sono dissimili da qualunque altra forma di arte e comunicazione: la letteratura, la televisione, il cinema, la pittura e la musica sono armi altrettanto affilate che possono essere brandite dai nobili paladini come dai più gretti briganti.

Devo dire però che una cosa in particolare mi ha incuriosito nella filippica di Cazzullo: i giochi elettronici allontanano i ragazzi “dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv“. In questo “persino dalla tv” leggo il modo di discutere di chi una volta non sopportava i “terroni” e adesso dice che sono meglio dei cinesi. Infatti, ricordo benissimo che quand’ero piccolo (parliamo di vent’anni fa, mica un secolo, nonostante un altro anno stia per finire anche per me) la televisione era il demonio dal quale bisognava cercare di salvare i poveri bambini che davanti allo schermo si rimbambiscono. Ma ora che la televisione va sostenuta e abbracciata, bisogna rivolgersi contro qualcos’altro, possibilmente qualcosa che non intacchi le abitudini (sane e sacrosante) del commentatore: ecco dunque che i giochi elettronici (attenzione, non i videopoker, quelli vanno bene!) rovinano tutto, persino la capacità di godere di quelle cose meravigliose che fanno parte dell’esperienza di Cazzullo, ad esempio la grande arte di… Indiana Jones?!

Vediamo se riesco a ricapitolare cos’è successo a Cazzullo. Ha comprato al figlio Halo 4, il che gli ha causato uno sviluppo anormale dei riflessi e dei tempi di reazione – oppure l’ha regredito a livelli sub-ferali nel caso in cui non sia particolarmente bravo e abbia provato a giocare online. Ha poi mostrato al figlio così alterato la trilogia cult sull’archeologo dell’avventura, senza spiegargli che il bello di alcuni videogiochi è la velocità, il bello di certe auto è il comfort, il bello di certa musica è la capacità di far commuovere, e il bello di un film di avventura è la gestione oculata del ritmo. Il figlio, forse poco educato alle differenze e alle peculiarità dei vari mezzi di comunicazione, si è dunque trovato a non cogliere l’importanza dell’umorismo e della suspence nella storia di uno che deve trovare un tesoro senza poter mai salvare in mezzo.

Il buon giornalista a questo punto avrebbe cercato di capire come mai accada tutto ciò. Ma questa è un’altra storia…

Update per commentare l’update
Il buon Cazzullo ha letto i commenti e ha risposto. Questo è bene: non rifiuta il dialogo. Anche se in pratica liquida tutte le critiche in due parole e si concentra sul commento di una lettrice che sottolinea il ruolo dei genitori – e questo è bene, perché è proprio quello il primo “vaccino” che serve. Peccato che ci metta almeno due frasi che fanno capire che lui di videogiochi ne sa tanto quanto di fisica nucleare. No, le fasce PEGI (non “Pegi”, visto che è un acronimo, per Pan European Game Information) non sono una cosa che cita solo chi è del settore, ma dovrebbero essere note a chiunque abbia preso in mano una volta la scatola di un videogioco. E sì, può darsi che i piccoli nelle lunghe tavolate si isolino con “il telefonino, il ds, il tablet”, ma la vedo piuttosto dura che lo facciano con “la play”.

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