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Archive for gennaio 2013

Troviamo un vaccino per…

…i libri

I nostri genitori avevano preoccupazioni più gravi, a cominciare dalle malattie che oggi si evitano con un vaccino. I nostri avi poi erano costretti a considerare la morte dei figli un fatto non eccezionale, anzi da mettere in conto (mia bisnonna, che ho avuto la fortuna di conoscere, diceva che per tutta la vita il suo primo pensiero al risveglio è stato il figlio morto bambino). Noi viviamo in un’epoca infinitamente più fortunata (anche se alcune famiglie conoscono il dolore degli ospedali infantili). Ma dobbiamo fronteggiare insidie un tempo sconosciute. La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i libri. Alcuni sono violenti, razzisti, orribili. Altri sono suadenti, seducenti, affascinanti (ce n’è uno che racconta come sopravvivere in una foresta boreale in armonia con la natura, curando animali malati e facendo nascere i cuccioli). Quindi i libri non sono tutti uguali, e non rappresentano un male in sé. Tutti però proiettano i nostri figli al di fuori di se stessi, e rischiano di farne degli alienati. Come una droga, li allontanano dallo studio, dai giochi elettronici, persino dalla tv. Film che a noi sono sembrati un fuoco di fila di trovate, da Piccolo grande uomo alla saga di Indiana Jones, a loro sembrano lenti e troppo lunghi, loro che leggono la trilogia del Signore degli Anelli in due ore e venti. Pare passata un’era geologica dai primi libri, quelli con le pagine in formato cartaceo che apparivano così facili da sfogliare. Invece le pagine si sono riprodotte ed evolute e non ci tagliano più le dita. Ma vogliono rapirci i figli. Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

…i fenomeni atmosferici

I nostri genitori avevano preoccupazioni più gravi, a cominciare dalle malattie che oggi si evitano con un vaccino. I nostri avi poi erano costretti a considerare la morte dei figli un fatto non eccezionale, anzi da mettere in conto (mia bisnonna, che ho avuto la fortuna di conoscere, diceva che per tutta la vita il suo primo pensiero al risveglio è stato il figlio morto bambino). Noi viviamo in un’epoca infinitamente più fortunata (anche se alcune famiglie conoscono il dolore degli ospedali infantili). Ma dobbiamo fronteggiare insidie un tempo sconosciute. La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i fenomeni atmosferici. Alcuni sono violenti, orribili, razzisti: perché mai la siccità dovrebbe colpire preferibilmente le popolazioni nere dell’Africa sahariana? Altri sono suadenti, seducenti, affascinanti (ce n’è uno che consiste nel far cadere una leggera pioggerellina dal cielo, curando animali malati e facendo nascere i cuccioli). Quindi i fenomeni atmosferici non sono tutti uguali, e non rappresentano un male in sé. Tutti però proiettano i nostri figli al di fuori di se stessi, li fanno guardare per aria per intuire che cosa succederà, e rischiano di farne degli alienati. Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv. Film che a noi sono sembrati un fuoco di fila di trovate, da Piccolo grande uomo alla saga di Indiana Jones, a loro sembrano lenti e troppo lunghi al confronto di un tornado tropicale. Pare passata un’era geologica dai primi fenomeni atmosferici, quelli con i fiocchi di neve che apparivano così facili da sciogliere e spazzare. Invece i fiocchi di neve si sono riprodotti ed evoluti. E vogliono rapirci i figli. Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

…i giornalisti superficiali e populisti

I nostri genitori avevano preoccupazioni più gravi, a cominciare dalle malattie che oggi si evitano con un vaccino. I nostri avi poi erano costretti a considerare la morte dei figli un fatto non eccezionale, anzi da mettere in conto (mia bisnonna, che ho avuto la fortuna di conoscere, diceva che per tutta la vita il suo primo pensiero al risveglio è stato il figlio morto bambino). Noi viviamo in un’epoca infinitamente più fortunata (anche se alcune famiglie conoscono il dolore degli ospedali infantili). Ma dobbiamo fronteggiare insidie un tempo sconosciute. La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i giornalisti superficiali e populisti. Alcuni sono violenti, razzisti, orribili. Altri sono suadenti, seducenti, affascinanti (ce n’è uno che consiste nel fare un’inchiesta su come si compone uno zoo, curando animali malati e facendo nascere i cuccioli). Quindi i giornalisti superficiali e populisti non sono tutti uguali, e non rappresentano un male in sé. Tutti però proiettano i nostri figli al di fuori di se stessi, e rischiano di farne degli alienati. Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv. Film che a noi sono sembrati un fuoco di fila di trovate, da Piccolo grande uomo alla saga di Indiana Jones, a loro sembrano lenti e troppo lunghi, privi di scoop e di sensazionalismo. Pare passata un’era geologica dai primi giornali, quelli con gli articoli scadenti che apparivano così facili da cestinare. Invece gli articoli scadenti si sono riprodotti ed evoluti. E vogliono rapirci i figli. Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

…chi parla a vanvera

Cosa succede all'informazione quando se ne toglie un pezzo?

No, non sono impazzito. Ma Aldo Cazzullo, una di quelle voci che rendono autorevole il Corriere della Sera, e che si ritengono autorevoli perché scrivono sul Corriere della Sera, a quanto pare sì. Ha deciso di ignorare i sacri vincoli di oggettività che dovrebbero governare la sua professione e di abbandonarsi al becero populismo di denuncia, sicuro di raccogliere consensi soprattutto nel pubblico adulto e femminile che legge l’inserto nel quale si pubblica questo articolo. Per onestà intellettuale e per prendere le distanze non dovrei neanche mettere un collegamento, ma siccome ci tengo a rispettare la legge non scritta secondo la quale le fonti si citano, eccolo qui. Leggi tutto…

Il Repost del Lunedì – Le Dieci: Il mondo in classifiche

Le Dieci | Il mondo in classifiche.

“Le Dieci” è il nome di un divertente sito web che permette a tutti di dedicarsi a quello che sembra lo sport degli ultimi anni: fare le classifiche e le liste delle N cose che…

Su ledieci.net potrete dunque trovare “le dieci battute che non fanno ridere”, “le dieci regole di un musicista di strada”, e “le dieci volte in cui un egocentrico non resiste e si guarda allo specchio”. Ogni punto della lista può essere corredato da una immagine, e il tutto è presentato in una bella pagina dinamica che si può navigare coi tasti freccia.

Le classifiche sono create unicamente dallo staff, ma potete mandare le vostre idee grazie a “Le tue dieci“.

Buon divertimento, e arrivederci a lunedì prossimo con un altro Repost!

Stupid, Pointless, Annoying Misconception

No-spam

Avete un indirizzo di posta elettronica da più di dieci giorni? Allora avete almeno una vaga idea di cosa sia la/lo spam. Come spesso accade per le parole straniere, non è ben chiaro se in italiano si debba considerare il termine maschile o femminile; io preferisco usare il maschile, e presto capirete il perché.

Per semplificare un concetto che diventa sempre più vasto, lo spam è quella pletora di messaggi indesiderati, perlopiù con intenti commerciali e pubblicitari, che vi possono infastidire nella casella e-mail, sui siti che visitate, e persino sui social network. Esistono alcune classificazioni informali, in base al motivo che sta alla base della comunicazione indesiderata; ad esempio, molti di questi messaggi nascondono anche un tentativo di scam, cioè una truffa – e si noti che il termine “scam” non è affatto legato al termine “spam”. In altri casi, la truffa prende il nome di phishing, che è il tentativo di prendere all’amo un pesce, cioè un fish, poi storpiato in phish per aggirare le ricerche automatiche che venivano effettuate ai tempi pionieristici di ARPANet.

Non sempre però lo spam ha natura fraudolenta o commerciale. Da tempo ormai si indica come spam qualunque messaggio non richiesto e indesiderato, compresi i post sui social network che inquinano un newsfeed facendoci perdere traccia di quei contenuti ai quali invece siamo interessati. In questo senso, lo spam può essere considerata simile al rumore di un canale di comunicazione, cioè tutta quella parte di segnale indistinguibile dal messaggio che si vuole trasmettere e che copre il messaggio stesso, rendendone difficile la corretta ricezione.

Per racchiudere tutti questi significati si è scelta appunto la parola “spam”. Ma cosa significa “spam”? Leggi tutto…

Repost del Lunedì #1 – Nosferatuswan: un altro colpo di genio

Inauguro oggi questa “rubrica” intitolata “Il Repost del Lunedì”. La userò per condividere con voi contenuti interessanti che hanno stuzzicato la mia curiosità.

Per questa prima volta, vi presento un post del blog di Pega. Pega, che avevo già citato tempo addietro, è un ottimo fotografo, e scrive con regolarità su uno dei miei hobby preferiti: la fotografia. “Nosferatuswan” è il titolo di un’immagine di Fulvio Petri detto Sharkoman; Pega ci esprime il suo punto di vista su questa immagine, che ribalta l’immagine ideale del cigno aggraziato con un semplice espediente tecnico. Buona lettura!

Vai all’articolo!

Allegorie incomprese: le nozze di Cana

17 gennaio, 2013 1 commento
Dante e le tre fiere

Dante con la lupa, la lonza e il leone (illustrazione di G. Stradano, 1587). Ognuna delle tre fiere che bloccano Dante all’inizio della Commedia ha un significato allegorico.

Si parla di allegoria quando si esprime un pensiero tramite un’immagine simbolica. Letteralmente significa “dire altro”, secondo l’etimologia che riporta il termine al greco. Si tratta di una figura retorica, ma a differenza della maggior parte di esse l’allegoria può estendersi al di là di una frase o di un periodo, e può riguardare un intero brano o un’intera opera. Inoltre, l’allegoria richiede di solito un’interpretazione razionale e analitica, distinguendosi così dalla metafora, che invece agisce sul piano emotivo.

Spesso la metafora viene usata per rendere poetica un’immagine non necessariamente raffinata: dire che c’è stata un’apocalisse è senz’altro più emozionante di un semplice “è piovuto molto forte”. Al contrario, l’allegoria di norma serve per dare una veste apparentemente comune ad un concetto più alto. Da un lato, questo consente di esprimere con termini semplici e comprensibili un pensiero che altrimenti non sarebbe molto accessibile: il classico esempio è quello delle parabole riportate nei Vangeli.

All’opposto, l’allegoria è stata spesso usata per celare un certo significato dietro ad un’immagine apparentemente banale. L’esempio più famoso è quello delle opere di epoca medievale, e in particolare quelle di Dante, in primis proprio la Commedia. Talvolta lo scopo dell’autore era esattamente quello di far passare messaggi politici, filosofici o comunque polemici e provocatori, coprendoli dietro ad un velo apparentemente innocuo. Solo chi conosce la simbologia, infatti, è in grado di comprendere la vera portata del testo. È una specie di crittografia non matematica, se vogliamo.

Il problema dell’allegoria è che a volte questi due effetti si mescolano, con il risultato peggiore possibile: creati con l’intenzione di essere alla portata di chiunque, certi racconti finiscono per essere presi troppo alla lettera, al punto che il loro vero messaggio rimane sconosciuto ai più. È il caso di uno dei racconti che troviamo nei Vangeli: il miracolo della tramutazione dell’acqua in vino, meglio noto come episodio delle Nozze di Cana. Leggi tutto…

Lapalissiano

10 gennaio, 2013 4 commenti
È ovvio!

Ricordo che quand’ero piccolo qualcuno mi disse che “lapalissiano” deriva dal nome di un filosofo greco, un certo Lapalisse, che diceva cose talmente evidenti che il suo stesso nome divenne sinonimo di ovvietà. So riconoscere la verosimiglianza quando la vedo, e bisogna dire che Lapalisse sembra proprio il nome di un seguace di Anassimene, un po’ come ci sta che Pdor sia figlio di Khmer. Per fortuna, tuttavia, questa etimologia così deludentemente noiosa è falsa: si vede che da piccolo facevo troppe domande difficili, e ogni tanto a qualcuno coglieva la sacrosanta voglia di farmi stare zitto. Ma non è di questo che voglio parlare oggi.

Voglio raccontare invece la vera origine del termine “lapalissiano”. In realtà se sia quella vera al cento per cento non lo so; esistono alcune versioni che si distinguono per alcuni dettagli minori; vorrete perdonarmi se ne scelgo una, quella più interessante. Leggi tutto…

Scar, il più politico dei cattivi cartoon

3 gennaio, 2013 1 commento

Prodotto nel 1994, Il Re Leone fu uno dei più grandi successi di Disney. Considerato uno dei migliori film a cartoni animati mai realizzati, i suoi risultati al botteghino lo piazzano al vertice di uno dei periodi più apprezzati della produzione disneyana, il cosiddetto Rinascimento disneyano. Quasi tutti gli aspetti del film ne confermano l’ottima reputazione: l’animazione disegnata a mano è supportata dalla grafica computerizzata, e la colonna sonora porta le firme di Elton John e Tim Rice. Per la prima volta nella sua storia, Walt Disney Pictures ha prodotto un film d’animazione basato su una storia originale; tuttavia sia i critici sia gli stessi sceneggiatori indicano diverse influenze e ispirazioni, tra le quali le storie bibliche di Giuseppe e di Mosè e l’Amleto di Shakespeare.

Nonostante la storia di Simba si distacchi ampiamente da quella del principe di Danimarca, esse sono accomunate da un comune antagonista: lo zio usurpatore del trono. Scar e Claudio uccidono il re loro fratello, e cercano di manipolare il nipote per ottenere un doppio fine: rimanere impuniti per il delitto, e regnare indisturbati soverchiando le regole di successione.

Voglio soffermarmi un po’ sul personaggio di Scar. Spesso il “cattivo” di una storia è poco più di un espediente narrativo previsto necessariamente dallo schema di Propp; non è infrequente incontrare antagonisti che sono delle vere e proprie macchiette, e questo è ancora più vero nelle storie per bambini e ragazzi. Ecco dunque che negli adattamenti Disney la matrigna di Cenerentola e la strega di Biancaneve diventano figure malvagie senza giustificazione né motivazione, che ostacolano il protagonista spinte da istinti gretti e piatti, artificiosi, in modo che nessuno nel pubblico possa identificarsi con loro.

A Scar, invece, è stato riservato un trattamento un po’ diverso. Leggi tutto…

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