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Sant’Ambrogio, tra storia e mito

Francisco de Zurbarán 032

Oggi, 7 dicembre, la Chiesa celebra Sant’Ambrogio di Milano. Sant’Ambrogio è patrono di Milano, e quindi la sua festa patronale viene ricordata quasi ovunque tra Torino e Verona, visto quanti lavoratori di Milano vengono da Vercelli, Biella, Novara, Alessandria, Pavia, Varese, Como, dalla Brianza, da Bergamo, Brescia… ci siamo capiti, no?

Storicamente, Ambrogio non aveva alcuna intenzione di diventare vescovo. Nato in Gallia intorno al 340 da una famiglia cristiana, frequentò gli studi classici che l’avrebbero portato all’avvocatura e ad incarichi pubblici, seguendo così le orme del padre. L’imperatore Flavio Valentiniano, che di Ambrogio aveva una grande considerazione, lo promosse fino a governatore della provincia Aemilia, della quale Milano era il capoluogo. Lì, le sue capacità di governo e soprattutto di mediazione tra ariani e cattolici gli valsero il favore di entrambe le fazioni, al punto che, alla morte del vescovo Aussenzio, egli fu acclamato come nuovo vescovo di Milano. Tuttavia, egli non aveva ancora ricevuto il battesimo (che a quei tempi veniva somministrato in età adulta), né aveva mai affrontato studi di teologia, e si sentiva comunque inadeguato al ruolo religioso. Cercò di opporsi alla nomina al punto di cercare di infangare il suo stesso nome, ma fu tutto inutile: fuggì, fu ritrovato e l’imperatore, su richiesta della popolazione, lo invitò ad assumere quell’incarico. Vedendo in tutto questo un segno della volontà di Dio, infine accettò, e fu ordinato vescovo il 7 dicembre del 374.

Nonostante tanta resistenza, egli si dedicò con impegno e passione alla missione episcopale, gettandosi a capofitto sia negli studi teologici sia nell’attività pastorale. Donò tutti i propri averi ai poveri, fatti salvi alcuni terreni per provvedere alla sorella, e attinse persino dal patrimonio sacro della diocesi. Fece edificare quattro basiliche ai limiti della città, una delle quali fu successivamente dedicata proprio a lui. Nel 386 incontrò Agostino di Ippona, e lo spinse alla conversione al cristianesimo, trasformando così un maestro di retorica in un futuro santo e dottore della Chiesa.

Tale fu la portata della sua opera che ancora oggi non solo la Chiesa milanese, ma l’intera città viene descritta con l’appellativo di “ambrosiana”. Appena due secoli dopo la sua morte, nel 600, papa Gregorio Magno, nell’ordinare Deodato vescovo di Milano, parlò di lui non come un successore di Ambrogio, ma bensì come un suo “vicario” – un termine che viene tradizionalmente riservato al papa in quanto vicario del Cristo. Ne è testimonianza il rito ambrosiano, cioè una liturgia che si differenzia da quella romana cattolica (praticata in tutte le comunità cattoliche nel mondo) e che contempla alcuni elementi di ispirazione orientale.

Intorno a Sant’Ambrogio, infine, si sono create, nei secoli, alcune leggende. Secondo un racconto, uno sciame di api avrebbe avvolto il piccolo Ambrogio, che dormiva nella sua culla, e le api sarebbero entrate e uscite liberamente dalla sua bocca senza ferirlo, prima di dileguarsi e scomparire. L’avvenimento fu interpretato come un segno della futura grandezza di Ambrogio. Si vuole inoltre che il chiodo che ancora oggi è appeso sull’altare maggiore del duomo di Milano sia stato ritrovato proprio dal vescovo, che vi riconobbe uno dei chiodi della crocifissione del Cristo quando un fabbro non riuscì a piegarlo.

Un’altra leggenda su Sant’Ambrogio riguarda la colonna antistante la basilica che oggi porta il suo nome: è detta “colonna del diavolo”, e presenta due fori. Secondo il racconto popolare, il diavolo si era recato a Milano (no, Charlie Daniels non c’entra) per combattere il vescovo. In alcune versioni, il diavolo cercò di incornare Ambrogio, che si scansò appena in tempo; in altre, invece, fu Ambrogio, in una fase concitata della lotta, a rifilargli un calcione e a spedirlo contro la colonna. “Fatto sta” che il diavolo piantò le corna nella pietra, rimanendo incastrato nella colonna. Cercò inutilmente di liberarsi per ore, giorni, finché non riuscì a fare ritorno negli inferi proprio attraverso quei due fori. C’è chi dice che oggi quei due fori che emanano continuamente odore di zolfo portino fortuna, ma secondi altri poggiandovi l’orecchio è possibile sentire i lamenti dei dannati.

Un’ultima curiosità: Sant’Ambrogio è uno dei patroni di Milano, insieme a San Carlo Borromeo e a San Galdino. Tuttavia, il Duomo di Milano non è dedicato a nessuno di questi tre santi: è infatti consacrato a Santa Maria Nascente, la cui festa ricorre l’8 dicembre, proprio il giorno dopo Sant’Ambrogio. La parrocchia del Duomo, inoltre, è dedicata a Santa Tecla. La seconda campana del Duomo, tuttavia, è dedicata proprio a Sant’Ambrogio; la principale, invece, alla Beata Vergine Maria.

Buon Sant’Ambrogio a tutti!

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