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Il mare a quadretti, eroe nazionale

Mare a quadretti

Il distretto del riso piemontese copre una vasta area, dalla Dora Baltea fino al Sesia e oltre. La coltura del riso giunse nelle terre tra il Vercellese e il Canavese già nel XV secolo, ma fa soprattutto nel tardo Settecento e nell’Ottocento che ebbe luogo la sistematica trasformazione dell’ambiente che creò la fitta rete di canali, fossi e argini che ancora oggi caratterizza l’aspetto delle campagne da Chivasso a Novara. Uno dei principali promotori di questa opera fu il conte Camillo Benso di Cavour, che, anche in virtù delle sue origini trinesi, fu coinvolto prima come imprenditore e poi come ministro del Regno di Sardegna, del quale ricoprì anche la carica di Ministro dell’Agricoltura. Proprio Cavour fu impegnato nella creazione del canale che da lui prende il nome: progettato dall’ingegner Carlo Noè sulla base dell’idea di Francesco Rossi, esso costituisce la spina dorsale della rete di canali irrigui che permettono l’allagamento delle risaie tra la fine di aprile e il mese di maggio.

Le campagne allagate creano un incredibile effetto paesaggistico, che i primi immigrati meridionali, non abituati alla vista, definirono “mare a quadretti”. La distesa d’acqua, interrotta soltanto dagli argini e dalle strade, crea uno specchio in cui le cascine, i pali della luce, il cielo e il sole sembrano sospesi. Molto meno romantico è un altro aspetto ben noto agli abitanti delle “terre d’acqua”, che offrono l’ambiente ideale per l’incubazione delle uova di zanzara.

Ma forse non tutti sanno che le risaie del Vercellese, oltre al loro importante ruolo economico-ambientale, furono protagoniste anche nella storia del Risorgimento. Di fatto, in un episodio cruciale salvarono le sorti non solo della guerra, ma dello stesso Regno di Sardegna.

Nel 1859, il capolavoro diplomatico di Cavour aveva messo il Piemonte in condizione di provocare apertamente l’Impero Austriaco. Gli accordi segreti con Napoleone III avevano creato un’alleanza difensiva tra Sardegna e Savoia, e, grazie alla partecipazione alla guerra di Crimea, la causa italiana aveva ottenuto il favore delle potenze europee. Quando Francesco Giuseppe dichiarò guerra, il 30 aprile, Napoleone inviò il proprio esercito in due tronconi, da Genova via mare e dalla Val di Susa, affiancando così l’esercito sardo di stanza tra Alessandria e Casale.

Gli austriaci, tuttavia, furono rapidissimi. Varcato il Ticino, nel giro di pochi giorni invasero tutto il Piemonte nord-orientale, aggirando le truppe sabaude che erano troppo a sud, arrivando a Vercelli il 2 maggio e a Biella il 7. Il piano di guerra del feldmaresciallo Ferenc Gyulay prevedeva, probabilmente, un’ulteriore avanzata verso sud-est, verso Chivasso e Mazzè, dove si trovava Re Vittorio Emanuele II; in caso di vittoria austriaca, la strada sarebbe stata aperta fino a Torino, dove Eugenio di Savoia comandava la cittadella. Nel giro di una settimana, l’Austria sembrò sul punto di vincere la guerra in maniera decisa e perentoria.

A quel punto, Cavour prese, d’accordo con l’ingegner Noè, una decisione determinante. Rivolgendosi alla popolazione e agli agricoltori, chiese loro di sacrificare i campi per difendere la patria – e la risposta fu immediata ed efficace. Furono distrutti gli argini, sfondate le chiuse; le risaie si allagarono fino a traboccare, trasformando la pianura tra Vercelli, Viverone, Saluggia e Trino in un immenso lago artificiale. Gli austriaci mandati in avanscoperta si ritrovarono nel bel mezzo di una piscina profonda mezzo metro, senza punti di riferimento – persino i paracarri erano stati divelti. La popolazione resistette stoicamente quando i soldati, frustrati, minacciarono violenze pur di ottenere indicazioni. Infine, dopo dieci giorni di impasse, il comando austriaco fu costretto a recedere: gli strumenti cartografici dell’epoca erano insufficienti a fronteggiare l’accaduto, e l’esercito avrebbe rischiato di avanzare orientandosi alla bene meglio.

Panoramica sul mare

Il resto è storia: attestatisi sul Ticino, gli austriaci furono attaccati dagli alleati a fine maggio a Montebello e a Palestro, e respinti progressivamente verso il Quadrilatero sul Mincio, dove furono infine sconfitti a luglio. Nel giugno dell’anno successivo, Cavour ricordò il sacrificio delle risaie in un discorso davanti al Parlamento (22 giugno 1860):

Mi si permetta di parlare di questo fatto che onora altamente il nostro Paese: di questo avvenimento, mi sia lecito il dirlo, non si è tenuto conto abbastanza; se fosse accaduto in altri paesi se ne sarebbe parlato molto di più, e l’impressione all’estero ne sarebbe stata più viva.

E invero, o signori, se coll’incendio della città di Mosca l’impero russo ha potuto respingere l’invasione francese, io credo che a buon diritto noi possiamo affermare che mercé l’allagamento dell’intera provincia Vercellese, noi abbiamo impedito all’invasione austriaca di estendersi fino alla capitale. Senza questa risoluzione arditamente ordinata dal Governo e mirabilmente eseguita dal distintissimo Ingegnere Cavalier Noè e alla quale cooperarono con esemplare abnegazione le popolazioni, certamente questa sala medesima sarebbe stata profanata dalle armi straniere.

Per questo episodio, la città di Vercelli, che subì ingenti danni in seguito all’occupazione austriaca, fu successivamente insignita della Medaglia alle Città Benemerite del Risorgimento Nazionale:

Per ricompensa della opera patriottica prestata dalle popolazioni di quel territorio nell’esecuzione del progetto d’inondazione artificiale eseguito durante la campagna del 1859. Durante la seconda guerra di indipendenza, Vercelli fu occupata dalle truppe austriache, che entrarono in città il 2 maggio suonando provocatoriamente La Bella Gigogin. Fin dal 25 marzo, frattanto, l’agro vercellese era stato allagato per impedire una eventuale avanzata asburgica a Torino. L’operazione, certamente non facile, durò cinque giorni, durante i quali defluirono in un’area di 450 km². almeno 39 milioni di metri cubi di acqua. Gli austriaci dovettero poi ritirarsi da Vercelli, che subì danni economici altissimi.

Per ulteriori dettagli, rimando a questa pagina. Segnalo inoltre la mostra Gli eroi ritrovati al Museo Leone di Vercelli, fino al 31 maggio, che dedica una sala all’episodio.

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