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La magia della luce, e il ruolo del fotografo

Questa foto rappresenta perfettamente il motivo per il quale, di solito, cerco in ogni modo di evitare di usare il flash quando fotografo.

Si tratta degli affreschi che decorano la magnifica volta della chiesa di San Cristoforo a Vercelli. Gli affreschi sono opera di “un certo” Gaudenzio Ferrari, ma la sera del Giovedì Santo questa volta si ricorda di essere sopra ad un luogo di culto, e si lascia mettere in ombra a favore del Santo Sepolcro allestito ai piedi dell’altare. Cogliendo l’occasione per documentare la bellezza artistica delle chiese vercellesi, ho dovuto affrontare il problema della scarsa luce che illuminava l’ambiente, tanto più in contrasto con l’altare o una cappella in genere molto ben illuminate.

Questa foto, che potete ammirare esattamente come è uscita dalla camera (non c’è neanche correzione del colore, solo il lavoro degli ingegneri Canon), dimostra che non solo è possibile fotografare senza flash in condizioni di scarsa luminosità – e questo chiunque dovrebbe saperlo, almeno chiunque usi una reflex – ma a volte è addirittura doveroso. Non solo, come in questo caso, per motivi contingenti.

Quando guardo questa foto, vedo la scena. Vedo il soggetto, vedo l’illuminazione che c’era quando ho guardato quella volta, vedo ciò che mi ha fatto dire “voglio fare una foto”. La chiamo “l’illuminazione naturale”, ma è improprio, perché di luce naturale proprio non ce n’è: ma è la luce – e solo quella – che c’era in quel momento. Se avessi usato il flash, avrei potuto cogliere più dettagli, avrei (forse) illuminato anche gli affreschi che erano sopra di me, e non solo quelli che erano gentilmente illuminati dai fari della chiesa; ma avrei fotografato qualcosa di diverso, e senz’altro avrei rotto l’atmosfera.

Ecco in cosa consiste, secondo me, il ruolo del fotografo: nell’osservare, nel guardare dove normalmente si vede soltanto, nel cogliere un qualcosa che solitamente si ignora. Sia chiaro, un conto è fare foto ad un modello in posa o ad un soggetto preparato apposta per lo scatto; in quel caso ci vogliono capacità e tecniche diverse, non inferiori ma senz’altro diverse. Ma ciò che mi piace fare, quando sono in giro con la mia macchina fotografica, è registrare ciò che vedo, mettendoci dentro tutto ciò che non si vede dall’immagine ma che era lì quando ho scattato.

Questa volta, come più della metà delle volte, la magia sta nella luce. Il flash, quella sera, doveva tranquillamente stare a casa.

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