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Della distorsione dell’informazione: “Arenaways non fermerà a Vercelli”

Esistono vari modi per alterare una certa notizia. Alcuni sono plateali, come inventarsi una notizia o invece tacerla; sono due estremi opposti che, se dovessero essere scoperti, comprometterebbero la credibilità di chi comunica una simile falsità. Altri sono più sottili, e soprattutto possono essere commessi in buona fede.

Arenaways (arenaways.it) è il primo vettore ferroviario a tentare di fornire servizio tra Torino e Milano. Considerando la tratta, ricca di pendolari soprattutto sulla linea storica parallela all’ex SS11, e la tradizione del servizio di Trenitalia, si può ben capire come il debutto di un nuovo operatore che promette viaggi confortevoli e servizi avanzati sia stata accolta con molta speranza. Tuttavia, problemi tecnici e burocratici (derivanti soprattutto dal monopolio del Gruppo Trenitalia sui trasporti ferroviari) hanno ritardato la partenza del primo treno dal 6 settembre (come annunciato inizialmente) al 15 novembre. L’ultimo ostacolo, però, arriva dalla Regione Piemonte, che a pochi giorni dall’avvio del servizio “si ricorda” che, anziché sollecitare Trenitalia per agevolare l’ingresso del nuovo vettore, deve invece rispettare il contratto di fornitura di pubblico servizio, e vincola Arenaways a viaggiare solo tra Torino e Milano senza alcuna fermata intermedia.

Ovviamente, Arenaways promette ricorsi legali e protesta a gran voce. La storia di una nuova azienda privata che, nonostante la crisi, si butta in un settore praticamente “vergine” come quello delle ferrovie, ma viene ostacolata dalla burocrazia, è abbastanza interessante da finire sui giornali (che se ne erano già occupati, almeno a livello locale) e persino al TG5 di ieri sera.

La pagina di Vercelli de La Stampa di oggi riporta la notizia nella prima pagina dell’edizione locale. E di conseguenza il titolo appare sulle locandine fuori dalle edicole, compresa quella locandina che viene piazzata proprio davanti all’ingresso della stazione ferroviaria. Ecco dunque che il lavoratore pendolare entra alla stazione e vede, in prima pagina locale, il seguente titolo:

Arenaways non fermerà a Vercelli

Ecco così servita una falsa informazione. L’estrema sintesi del titolo porta ad un grosso errore di interpretazione, cioè che Arenaways, che già aveva annunciato che non avrebbe fermato né a Chivasso né a Magenta a differenza del regionale di Trenitalia, adesso ha deciso che anche la stazione di Vercelli sarà saltata dai suoi treni. Ma non menziona il fatto che anche Novara, Alessandria e Asti hanno subito la stessa sorte. Questo, inserito nel contesto di un’opinione mediatica che insiste sulla presunta “morte progressiva” di Vercelli, fa sì che i vercellesi che ancora fossero interessati al nuovo vettore (nonostante il prezzo più alto, il tempo di percorrenza leggermente più alto e gli orari meno favorevoli, oltre ad un sensato sospetto che Arenaways dovrà dare la precedenza a qualunque convoglio di Trenitalia) se ne disinnamorino, visto il trattamento di apparente sfavore nei confronti del proprio capoluogo.

Si può obiettare che il titolo sia ingannevole per imposti motivi di sintesi, e che chiunque giudichi sulla base di un titolo pecchi di superficialità e di scarsa attenzione al problema in esame. Tuttavia, in un’epoca in cui abbiamo sempre meno tempo libero (come da rapporto ISTAT di ieri, e da semplice osservazione dei fatti), una comunicazione responsabile ed efficace dovrebbe tenere in considerazione la possibilità che il destinatario non approfondisca. Del resto, è proprio il modello pubblicitario che ci ha portati dai forum agli RSS a Twitter, per macinare informazioni a colpi di slogan, di frasi brevi, ad effetto. A maggior ragione, il giornalismo, che nacque come comunicazione di impegno civile, dovrebbe evitare di insinuare, volontariamente o involontariamente. C’è poi da chiedersi che giornalista sia colui che non è in grado di capire le conseguenze delle sue scelte linguistiche e comunicative…

Ovviamente, tutto quanto ho appena scritto vuole presupporre la buona fede del redattore che, costretto a limitare un titolo entro uno spazio tipografico ridotto, ha omesso dettagli e presentato il rimanente in maniera tendenziosa. Ma questo episodio, che è solo uno tra tantissimi, dimostra come sia facile comunicare un messaggio senza alterazioni apparenti, ma in maniera in realtà notevolmente distorta

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